CATANIA – Tutti rinviati a giudizio. Questa la decisione del Gup Santino Mirabella al termine dell’udienza preliminare che vedeva imputati il giudice Filippo Impallomeni, il cancelliere Antonio Toscano, l’imprenditore Giuseppe Virlinzi, il commercialista Giovanni La Rocca e il direttore commerciale della Virauto Spa, Agostino Micalizio. Accolta quindi la richiesta della pm Tiziana Laudani. L’inchiesta Tax Free condotta dal Gico della Guardia di Finanza lo scorso anno ha scatenato un vero e proprio terremoto nella sezione catanese della Commissione Tributaria. La decisione del Gup è arrivata ieri dopo le conclusioni del pm e quelle dei difensori. Un’udienza in cui vi è stato un fuori programma: il Giudice Filippo Impallomeni, infatti, ha rilasciato dichiarazioni spontanee esternando la sua estraneità alle accuse di corruzione formulate dalla Procura. Il processo si aprirà il prossimo 27 ottobre davanti alla Terza sezione penale del Tribunale (collegiale) di Catania.
Al centro dell’indagine Tax Free del Gico della Guardia di Finanza presunte “sentenze di favore” firmate dal giudice Filippo Impallomeni in cambio della “disponibilità” indebita di auto da parte della concessionaria Virauto di Giuseppe Virlinzi. Per gli imputati l’accusa è di corruzione, tranne per il cancelliere Toscano imputato per favoreggiamento. Il presunto sistema di corruttela per l’accusa riguarderebbe undici sentenze. La Procura inoltre ha messo in evidenza come questi “ricorsi” siano stati trattati con una particolare velocità rispetto alla media degli altri procedimenti. Come se vi fosse una corsia preferenziale. Le auto “concesse a titolo gratuito” al giudice sarebbero cinque. Lo scambio di favori inizierebbe già dal 2006. Inoltre ci sarebbe anche una società di un gruppo Virlinzi da cui il figlio maggiore del giudice ha acquistato un appartamento. Al centro di tutto il ciclone giudiziario anche un’intercettazione per gli inquirenti inequivocabile in cui il giudice parla dell’esigenza di “migliorare” una sentenza già depositata.
Gli avvocati Andrea Gianninò e Giuseppe Napoli, difensori del giudice, hanno depositato alcuni atti volti a confutare la tesi dell’accusa. La prima riguarda la sentenza della Golden Car (quella dell’intercettazione) diventata irrevocabile. Le motivazioni hanno superato il vaglio dell’Agenzia delle Entrate che non ha impugnato la sentenza. Sulla velocità dei ricorsi i legali hanno depositato un lungo elenco di altri procedimenti presentati da società completamente scollegate al gruppo Virlinzi che sono state trattate con altrettanta celerità. La ristrettezza dei tempi inoltre sarebbe motivata da una normativa vigente che riguarda i ricorsi presentati da personalità giuridica e che riguardano somme che superano i 51 mila euro. Sull’appartamento acquistato dal figlio di Impallomeni, i difensori hanno evidenziato che la transazione è avvenuta ben quattro anni prima del ricorso presentato. E inoltre agli atti del processo è stata depositata una perizia del consulente della Procura dove si attesta che il prezzo di acquisto dell’immobile è congruo al mercato. “Estranei alle accuse”. Questa la posizione anche dell’imprenditore Giuseppe Virlinzi, difeso dall’avvocato Carmelo Peluso, e del commercialista della Virauto, Giovanni La Rocca, difeso da Walter Rapisarda. Agostino Micalizio, difeso da Luca Mirone, era stato rilasciato subito dopo l’interrogatorio di garanzia davanti al Gip.

