Schiaffo alla mafia, portare bellezza e favola nei beni confiscati - Live Sicilia

Schiaffo alla mafia, portare bellezza e favola nei beni confiscati

Si parte dalla villa di Zuccaro. E martedì Fava illustrerà la relazione dell'Antimafia.
I PROGETTI DELLE ASSOCIAZIONI
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CATANIA – Un progetto per portare bellezza e legalità in un luogo – purtroppo – diventato simbolo della sconfitta del sistema di gestione dei beni confiscati ai clan mafiosi. La villa della famiglia Zuccaro – o meglio il lussuoso compound – dopo essere stato strappato alle grinfie della mafia è stato lasciato in un totale stato di abbandono. E come ha dimostrato il sopralluogo dell’autunno scorso, nonostante il provvedimento di confisca è stato abitato fino a poco tempo fa.

Le associazioni nei giorni giorni hanno illustrato un piano concreto per trasformare quei luoghi in uno spazio aperto e sociale. Un progetto è stato presentato all’Agenzia Nazionale per i beni sequestrati e confiscati lo scorso gennaio nell’ambito del bando per l’affidamento degli immobili agli enti del terzo settore. I rappresentanti delle associazioni hanno offerto alla stampa un quadro completo di quello che potrebbe (e forse dovrebbe) diventare il vecchio tesoro immobiliare dell’ergastolano Maurizio Zuccaro, figlio del defunto Saro. I capi criminali di San Cocimo  (piazza Machiavelli) hanno costruito un piccolo impero, poi sgretolato da più operazioni di polizia giudiziaria. Dall’ultima inchiesta (denominata Zeta) sembrerebbe che l’eredità criminale sia passata da padre in figlio, più coinvolto il primogenito Rosario e in maniera più defilata (ma per gli inquirenti solo apparente, ndr) il neomelodico Filippo, in arte Andrea Zeta. Da qui il nome del blitz scattato due anni fa. 

Giovanni Caruso e Matteo Iannitti per i Siciliani giovani, Dario Pruiti e Saro Rossi di Arci Catania, Nicola Grassi di Asaec Antiestorsione, Manuele Manente del Co.p.e., Renata Cardì dell’associazione Oltrefrontiere, Maurizio Musmeci del circolo etneo di Legambiente.

“In questi mesi di denunce sulla malagestione dei beni confiscati alla mafia da parte delle Istituzioni, dopo essere venuti qui a Gravina a constatare lo stato di abbandono, la vandalizzazione e persino l’occupazione delle ville confiscate, abbiamo preteso un deciso intervento delle Istituzioni per non vanificare le ragioni della Legge Rognoni La Torre. Oggi siamo qui – hanno detto Giovanni Caruso e Matteo Iannitti per i Siciliani giovani, Dario Pruiti e Saro Rossi di Arci Catania, Nicola Grassi di Asaec Antiestorsione, Manuele Manente del Co.p.e., Renata Cardì dell’associazione Oltrefrontiere e Maurizio Musmeci del circolo etneo di Legambiente.– per dimostrare che mentre chiediamo allo Stato di fare il suo dovere, noi siamo pronte e pronti a fare la nostra parte, presentando proposte di gestione dei beni confiscati con l’obiettivo di dare nuova vita agli immobili e restituirli alla collettività”.

Il progetto si chiama “Caracol – Villaggio solidale”: lo scopo è quello di trasformare alcune delle ville confiscate alla famiglia Zuccaro in centri di aggregazione sociale con una sala d’incisione per giovani musicisti, un centro di formazione sui temi dell’inclusione, della mobilità internazionale, dell’antimafia sociale, uno sportello di lotta e denuncia al racket e all’usura. Il nome Caracol? “Deriva dall’esperienza zapatista. I Caracol sono i villaggi del Chiapas dove – hanno spiegato – si sperimenta la condivisione e l’autogoverno. Gli spazi saranno messi a disposizione di associazioni, cittadine e cittadini del territorio per realizzare e proporre attività.

Bosco di Pedara

Ma non è finita, perché all’Agenzia le associazioni – con il patrocinio e il sostegno del Comune di Pedara – hanno presentato un altro progetto. Il nome è da favole: “Bosco d’Incanto”. Il desiderio è quello di “restituire alla collettività un bosco confiscato alla mafia in via Cozzarelle a Pedara, nel parco dell’Etna. Un piccolo bosco confiscato decenni fa a un imprenditore a disposizione del clan Laudani. Un terreno probabilmente destinato a speculazione edilizia e salvato dalla confisca. Un bosco di querce, in parte deturpato dalle discariche abusive e in parte rimasto incontaminato. Il progetto – hanno spiegato ancora – è volto a valorizzare l’intera area, realizzando percorsi didattici e naturalistici. Inoltre uno spazio del bosco sarà destinato all’arte e alla musica, attraverso eventi ed attività svolte in totale armonia con la natura”. 

A questo punto l’attesa è tutta romana. Deve essere infatti l’Agenzia con in mano tutte le documentazione a dare delle risposte alle istanze delle associazioni. “È stata un’impresa davvero difficile presentare questi progetti – hanno dichiarato – per via delle condizioni dei beni, spesso abusivi o in pessimo stato, per via dei termini del bando che ignoravano la natura no profit delle associazioni. Nonostante questo abbiamo deciso di andare avanti e presentare le nostre proposte. Per continuare il nostro impegno affinché, nonostante l’arroganza dei clan e la malagestione delle Istituzioni, i beni confiscati possano davvero essere riutilizzati per scopi sociali”.

A Gravina di Catania, nella villa di Zuccaro, si è svolta anche una visita ufficiale della Commissione regionale Antimafia presieduta da Claudio Fava che sta lavorando proprio ad un’inchiesta dedicata alla gestione dei beni confiscati. La relazione sarà presentata tra qualche giorno in video conferenza. I deputati che fanno parte della commissione hanno svolto un particolareggiato lavoro di ascolto che “ha consentito – si legge in una nota stampa – non solo ad una ricognizione delle principali difficoltà nella concreta attuazione della legge Rognoni-La Torre ma, anche, di avanzare una serie di proposte in ambito regionale e nazionale”.

Intanto nell’attesa che l’Agenzia cambi marcia, ci sono i semi piantati dalle associazioni che possono contribuire a scacciare il virus della mafia da Catania. ”All’azione di denuncia e di sensibilizzazione che ha caratterizzato la battaglia di liberazione dei beni confiscati – spiega Nicola Grassi dell’Asaec – abbiamo fatto seguire una concreta programmazione di riutilizzo sociale mirata alla creazione di un avamposto nel contrasto al racket della criminalità organizzata, proprio laddove vi era il quartier generale degli Zuccaro. La veloce messa a bando di beni definitivamente confiscati, dovrebbe essere il metodo da seguire affinché si realizzino le finalità della legge La Torre e la definitiva vittoria dello Stato sulla mafia”.


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