CATANIA – Un giro d’affari di oltre tre milioni di euro al mese. Sarebbero questi gli introiti illeciti delle due organizzazioni criminali dedite al gioco d’azzardo on line sgominate dalla Polizia Postale di Catania nell’ambito della maxi operazione Master Bet che ha messo alla luce la gestione di una vasta rete di scommesse clandestine. Sono tredici le persone finite ai domiciliari (3 al momento sono irreperibili). In totale sono 107 le persone indagate, per cui è stato già emesso l’avviso di garanzia. Per 46 persone è scattato il sequestro preventivo dei loro esercizi commerciali. “Abbiamo deciso di colpire con un sequestro preventivo per porre fine all’attività illecita” – evidenzia il pm Andrea Bonomo in conferenza stampa.
Nelle oltre 600 pagine dell’ordinanza firmata dal Gip Rosa Alba Recupido, i due gruppi crimianali sono accusati di “associazione a delinquere finalizzata all’organizzazione e alla raccolta illegale di gioco d’azzardo on line in Italia e all’estero, che operava, in assenza delle autorizzazioni statali, attraverso una capillare rete di agenti commerciali e punti di raccolta diffusi sul territorio”.
“L’indagine parte dal monitoraggio del web – spiega Marcello La Bella, dirigente della Polizia Postale di Catania – abbiamo individuato l’esistenza di 7 siti web che operavano senza le dovute autorizzazione e da lì siamo partiti”. A quel punto le indagini hanno portato a tratteggiare la piramide delle due organizzazioni e i vari ruoli: dai capi agli “agenti” di vendita.
Le piattaforme di gioco sono state individuate a Malta. Gli arresti sono avvenuti in diverse città siciliane e italiane, precisamente a Catania, Ragusa, Messina, Siracusa, Palermo, Agrigento, Caltanissetta, Trapani, Cosenza, Cagliari, Foggia, Brindisi, Milano, Napoli, Salerno, Caserta, Avellino, Roma e Venezia. Per quanto riguarda i 46 esercizi commerciali sequestrati: 15 hanno riguardato Catania, 6 a Palermo, 2 a Ragusa, 1 a Siracusa, 1 a Messina, 1 a Caltanissetta, 1 a Trapani, 1 a Cosenza, 2 a Roma, 1 a Caserta, 3 a Salerno, 4 a Napoli, 8 a Cagliari.
L’enorme fiume di denaro (3 milioni al mese, appunto) dopo essere stato accumulato era poi sapientemente riciclato attraverso la polverizzazione delle operazioni anche in rete. “Volevo sottolineare l’insidiosità del fenomeno – afferma Alfio Fragalà, pm che ha condotto l’inchiesta insieme a Bonomo – Perchè come strumento non erano utilizzati solo i centri scommesse ma anche i cosidetti totem che possono essere installati nei bar e in qualsiasi altra attività commerciale. L’indagine ci ha permesso di capire come i proventi venivano rimborsati fino ai vertici con ripartizione pro-quota per tutti coloro che erano nella piramide”.
Fondamentali sono state le attività tecniche: le intercettazioni telefoniche e telematiche hanno permesso di appurare il turn over milionario delle scommesse on line. Da una conversazione si può ben comprendere il giro di denaro. Uno degli organizzatori parlando al telefono con altro complice gli diceva “….ascolta …..a oggi battiamo dieci milioni…. Abbiamo 12.000 agenzie ….non è che abbiamo un’agenzia solamente…. Non è il problema per noi i 100 euro….noi facciamo … anche 100.000 euro di bonifici al giorno….”.
“L’operazione di oggi è significativa per un duplice motivo – evidenzia il procuratore Michelangelo Patanè – uno perchè siamo riusciti a bloccare un organizzazione che sottraeva allo Stato ingenti capitali, e dal punto di vista sociale in quanto il gioco d’azzardo ha portato alla rovina e alla dipendenza molte persone. Complice anche la crisi”.
Nel corso delle indagini è emerso che alcuni degli indagati avevano contatti con un ispettore della polizia maltese che si occupava di criminalità economica. Di recente arrestato nell’ambito di un’altra inchiesta. Una delle figure chiave è Francesco Airò (allo stato irreperibile) di Agrigento che qualche tempo fa è stato arrestato per esercizio abusivo delle scommesse clandestine e sono stati anche riscontrati contatti con esponenti della camorra salernitana.
Ecco nel dettaglio i nomi. Per la cronaca Antonino e Gabriele Impellizzeri, padre e figlio, non hanno rapporti di parentela con il famoso Gianluca Impellizzeri, finito nei guai dopo l’inchiesta “I Treni del Gol” del Calcio Catania.
I nomi della prima associazione.
1. Francesco Airò (37 anni] [AGRIGENTO] NON REPERIBILE– precedenti specifici, di recente tratto in arresto per associazione a delinquere finalizzata all’esercizio abusivo attività scommesse unitamente ad esponenti di consorterie mafiose camorristiche del salernitano- imprenditore titolare di società a Malta
2. Antonino Impellizzeri (60 anni), [CATANIA] – ex imprenditore –destinatario di provvedimento di confisca di beni connessa a misure di prevenzione
3. Gabriele Impellizzeri (30 anni) [CATANIA] NON REPERIBILE – disoccupato – ex titolare di centro scommesse
4. Vincenzo Provenza, (38 anni), [PALERMO] – impiegato
5. Michele Vigiano (57 anni), [FOGGIA] – precedenti specifici (esercizio abusivo attività scommesse) – imprenditore
6. Gaetano Terrana, (45 anni), [PALERMO]- NON REPERIBILE –operaio edile – con precedenti per associazione a delinquere finalizzata a reati contro il patrimonio.
Per la seconda associazione a delinquere:
7. Riccardo Tamiro [43 anni], [ROMA] – con precedenti specifici (esercizio abusivo attività gioco e scommesse ed esercizio gioco d’azzardo) – imprenditore
8. Antonio Riccardi (46 anni), [NAPOLI] – impiegato
9. Marcoantonio Patti, (30 anni), [CATANIA] – impiegato
10. Giovanni Arba, (25 anni [CAGLIARI] – NON REPERIBILE impiegato di un centro scommesse
11.Ivan Scalesi, (27 anni), [SALERNO] – precedenti specifici (esercizio abusivo attività scommesse) – disoccupato
12. Giuseppe Cicalese, (24 anni), [SALERNO] – precedenti specifici (esercizio abusivo attività scommesse) – disoccupato
13. Ignazio Casapinta, (37 anni), [PALERMO] – disoccupato

