PALERMO – I laboratori cittadini diventano un nuovo motivo di scontro politico a Palazzo delle Aquile. Si tratta di un progetto, voluto dall’amministrazione Orlando su proposta dell’assessore Giusto Catania, con cui chiedere ai palermitani, attraverso le circoscrizioni, cosa vorrebbero dal Comune e come immaginano la propria città. Otto laboratori da 20 ore, uno per quartiere, con cui consentire ai cittadini di dire la propria opinione sul prossimo Prg, sui temi educativi ma in generale su come funziona la macchina amministrativa.
La giunta ne ha approvato le linee guida lo scorso 28 ottobre e gli uffici hanno avviato le procedure, cercando chi realizzasse i laboratori mediante il mercato elettronico. Un’iniziativa che, bando di gara alla mano, costerà 106 mila euro e verrà finanziata con fondi regionali. Sono previsti otto laboratori con tanto di coffee break per 800 persone, due hostess, un servizio di resocontazione, 8 video, un filmato, gestione dei social, grafica e stampa di materiale pubblicitario.
Tutto liscio, dunque? No, perché il consiglio comunale (compresa la maggioranza) aveva chiesto di fermare tutto dal momento che una commissione sta lavorando al nuovo Statuto in cui dovrebbero essere previste, per l’appunto, forme di partecipazione popolare alla vita amministrativa. Ma anche perché in molti considerano inopportuno un progetto del genere a ridosso della campagna elettorale, in cui i candidati dovrebbero proporre idee per la città. L’assegnazione della gara è però andata avanti e si è ormai alle battute finali, con 4 ditte in lizza.
A sollevare il caso, in consiglio comunale, il capogruppo di Forza Italia Giulio Tantillo. “I laboratori non sono in alcun modo previsti dallo statuto del comune di Palermo, pertanto vanno assolutamente fermati – dice Tantillo – Il che non vuol dire che siamo contrari per principio, ma che prima vengono le regole. C’è una commissione statuto insediata ed è inopportuna un’iniziativa di questo tipo. Meglio fermarla, anche perché siamo in prossimità di una campagna elettorale: la si faccia dopo, con le nuove circoscrizioni. Questa è una richiesta di tutto il consiglio comunale. Ritengo che l’assessore accoglierà la nostra indicazione e non ci sarà bisogno di un voto in Aula”.
La conferenza dei capigruppo ha anche convocato gli uffici per avere chiarimenti. “I processi di partecipazione attiva, il coinvolgimento della cittadinanza, la collaborazione tra cittadini e pubblica amministrazione, fondamentali per il buon governo di una città hanno senso se avviati ad inizio mandato del sindaco e preferibilmente non pagate con soldi pubblici, non capisco a fine mandato a cosa possano servire”, commenta il consigliere del Pd Salvo Alotta.
“Io mi sono impegnato personalmente in consiglio comunale a non far partire i laboratori cittadini prima di gennaio e così sarà, in modo da attendere i lavori sullo Statuto – replica l’assessore Giusto Catania – ma le attività propedeutiche intanto vanno avanti. I laboratori sono strumenti di partecipazione importanti che, utilizzando i fondi obbligatori della Regione, consentono di coinvolgere i cittadini. Questa attività di partecipazione è permanente e si svolge da anni grazie anche agli Electronic Town Meeting, non c’entra nulla la campagna elettorale”.
“Finalmente – dice Marcello Robotti di Vivo Civile – la questione dei “laboratori cittadini”, che sollevammo un mese fa, si sposta in Consiglio Comunale. È fin troppo chiaro che chiedere ai palermitani, a cinque mesi dal voto, cosa vorrebbero dal Comune e come immaginano la propria città, non può che chiamarsi campagna elettorale. La partecipazione è altra cosa, e la si fa durante tutto il mandato coinvolgendo i cittadini nelle scelte importanti di un’amministrazione. Se il sindaco vuole ascoltare la città ha tutti gli strumenti necessari e non onerosi per farlo, senza far spendere ai contribuenti 100 mila euro per organizzare eventi con tanto di catering, hostess e gadget promozionali”.

