"Scusa, hai impegni per il voto?" | Le molestie dell'ignoto candidato

“Scusa, hai impegni per il voto?” | Le molestie dell’ignoto candidato

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Ti guarda. Si avvicina. E piazza il colpo a tradimento: "Lo sai che ci sono le elezioni...".

PALERMO – Uno spettro si aggira per le strade e per i vicoli di Palermo. Si acquatta nelle ombre della sera. Salta fuori, a tradimento, dal nascondiglio di un androne. Prende l’ascensore con lo sventurato di turno e attacca bottone. Lo conosci, ma non lo eviti. E’ onnipresente, irreparabile, incontenibile. E’ lui, il futuro candidato alle elezioni per il consiglio comunale. E deve farlo sapere a tutti, facendo finta di non volerlo fare sapere. 

Era il compagno antipatico della scuola elementare: quello del primo banco che non passava la soluzione del problemino manco ammazzato, anzi, ti denunciava alla maestra col ditino in su.

Era l’odiato vicino di casa e aveva un dobermann che faceva i bisogni sul tuo zerbino, con canina tracotanza, tanto chi gli rimproverava niente (al dobermann). Era il professore universitario di quell’unica materia che ti mancava e non ti sei mai laureato. Era la ragazzina che masticava impunemente popcorn al cinema, coprendo le frasi dell’ultima scena, quella in cui si capisce tutto, altrimenti non capisci niente, con il cronc-cronc della mascella. Era il vandalo della seconda fila e della spazzatura conferita fuori orario. Era, insomma, colui che ti ha reso la vita impossibile in svariati segmenti di insofferenza.

E adesso è già qui che ti sorride, con una luce calda e vagamente gandhiana nello sguardo, mentre ti dice quanto tu sia importante per lui, quanto ti voglia bene, quanto, in fondo, fossero piccolezze i motivi che vi hanno portato a sviluppare – ma era il passato, sì, il passato – un reciproco e ferocissimo odio senza quartiere.

Eccolo, non ti molla più. L’incipit del suo discorso ha le movenze classiche della noncuranza: “Ti disturbo?”. Tu non ti ricordi nemmeno chi diavolo sia, non lo ravvisi, ti risulta ignoto. Hai tonnellate di pacchi della spesa e ti mantieni in equilibrio su un piede solo, ad uso Carla Fracci, ma con cinquanta chili in più. Ti scappa pure la pipì. Vorresti obiettare qualcosa. Lui, il candidato, non offre tregua. La prende alla lontana. La moglie. I figli. I bei giorni trascorsi, quando eravate compagnucci di banco e lui – lo ricorda benissimo, altroché – ti aiutava con il compito. Poi, stringe il cerchio all’improvviso: “Hai saputo? In primavera si vota a Palermo per il sindaco. Sai io… – breve pausa con un sospiro alla Gassman nel bel mezzo dell’Amleto – ho deciso di candidarmi al consiglio comunale. Che ne pensi?”.

Ed è lì che rischi di restare incastrato in un perfetto meccanismo di autodistruzione. Puoi non profferire verbo, ma l’espressione tradisce l’intenzione.

Se azzardi una smorfietta favorevole, lui, il candidato, prenderà la palla al balzo: “lo sapevo che eri dei nostri” e, prima che tu possa rendertene conto, ti troverai il garage invaso di manifesti e santini col faccione del suddetto. Se tratteggi con la boccuccia un sentimento negativo, lui, il candidato, si porterà una mano sul cuore come un mischino sparato al petto; appresso ti investirà con una serie di “peccato, capisco che sei già impegnato, da te non me lo aspettavo” della durata di una settimana. Se abbozzi con le guance una leggera perplessità, sempre lui, il candidato, comincerà a tirare fuori dalle tasche certificati di buona condotta, il diplomino del perfetto boy scout, la nota positiva della catechista, la pagella della seconda media… tutto per dimostrarti, ovviamente, che il candidato lo sa fare. E non te ne libererai più. 

Infatti, l‘esperienza suggerisce una sconsolante verità: non esiste scampo. C’è immancabilmente qualcuno che ‘si porta’ con cui hai diviso – almeno in una circostanza – un calzone fritto al bar. C’è una città che carsicamente si muove con i suoi pacchetti di consensi promessi e raramente mantenuti. C’è un poster in incognito, pronto a svelarsi, nel cuore di qualunque condominio.

La strategia classica di un fragile tentativo di difesa? Calare la testa, concedere un ‘ti voto’ a tutti, ma se questi poi si parlano – e si parlano – fai la figura del traditore professionista. Oppure, fingere un’ostinata sindrome da sordomuto, come Bud Spencer in un noto film, stropicciando le mani sulle labbra e sulle orecchie, per rintuzzare gli assalti dell’onnipresente, nonché onniloquace.

Oppure, ancora, avvicinarsi al candidato molesto, il naso a un centimetro dal naso, e sussurrargli minaccioso: “Come? Tu mi passavi i compiti? Io ricordo altro, veramente…”.

Ah, meglio sostenere la frase con un ringhio, imitando il già citato dobermann. Potrebbe anche funzionare.

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