"Sicilia bloccata dal clientelismo| Si salvino le grandi imprese" - Live Sicilia

“Sicilia bloccata dal clientelismo| Si salvino le grandi imprese”

Il presidente di Confindustria, Antonello Montante, con il giornalista Salvo Toscano

Il presidente regionale Montante: "Abbiamo chiesto al governo nazionale d'intervenire con strategie nuove, non con interventi a pioggia". Presente anche il vicepresidente Ivan Lo Bello, il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi e il presidente della Regione Rosario Crocetta.

confindustria a ragusa
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RAGUSA – Rimettere al centro del dibattito politico l’industria manifatturiera, abolire ogni forma di clientela, puntare sulle competenze, sostenere il percorso di internazionalizzazione delle pmi e rilanciare il sistema delle infrastrutture. Sono queste le priorità individuate oggi durante il convegno nazionale della Piccola Industria di Confindustria, “L’Italia riparte dal Sud: sistemi locali, manifattura e capitale sociale”, che, presso lo stabilimento della LBG Sicilia di Ragusa, ha messo a confronto imprenditori e politici.

“Lo sviluppo deve essere una priorità assoluta – ha detto il presidente di Confindustria Sicilia, Antonello Montante intervistato dal giornalista Salvo Toscano -. E quando parlo di sviluppo intendo aziende sane, lavoratori, ricchezza distribuita. È una miopia pensare semplicemente di resistere, e continuare con logiche clientelari. Confindustria ce la sta mettendo tutta con i fatti e non solo con slogan. Da diversi anni puntiamo su una legge sullo sviluppo in maniera concreta, su un piano industriale e sul ripristino della normalità, che molti chiamano legalità, e che è prioritario per conquistare i mercati. Ma il percorso di rilancio deve passare inevitabilmente da una riflessione politica che parta dalla valutazione dei collaboratori che il singolo politico decide di mettersi accanto. Se li ha scelti per clientelismo e comparanza, o per merito e competenza. Quindi dico ai deputati dell’Assemblea regionale siciliana: facciamo una due diligence a quello che è successo trent’anni fa. Cerchiamo di capire dove si è sbagliato e ripartiamo da lì per costruire un nuovo modello. Ribelliamoci a quel meccanismo bestiale che si è innescato, in base al quale tutti controllano tutti affinché nessuno faccia. Solo così potremo tornare a parlare di sviluppo”.

“C’è qualche elemento che comincia a cambiare nel Paese dal punto di vista politico ed economico – ha detto il vicepresidente di Confindustria, Ivan Lo Bello -. Finalmente potremo avere il segno più nella vicenda economica. Così non sarà però in Sicilia dove, secondo le migliori stime, anche quest’anno il segno sarà negativo. E questo rischia di allontanarci di più dal resto Paese. Credo ci voglia uno sforzo ancora più forte. Dobbiamo continuare a scardinare il sistema clientelare e assistenziale che è ancora la ragione per cui la Sicilia non cresce”.

“Non è possibile pensare a un rilancio del sistema economico del Paese, senza prima far ripartire la Sicilia. Ma perché la Sicilia possa rimettersi al passo, è necessario innanzitutto invertire il peso che la pubblica amministrazione ha avuto finora sull’intero sistema economico. Basti pensare che nel Pil dell’Isola il settore pubblico allargato pesa per circa il 30 per cento, mentre l’industria il 13. In Lombardia la pubblica amministrazione vale il 12 per cento e l’industria il 30. È evidente che occorra un cambio di passo”, ha detto il presidente della Piccola industria di Confindustria Sicilia, Giorgio Cappello.

Il ministro alle Infrastrutture Maurizio Lupi ha sottolineato come “dal Sud inizino ad arrivare segnali positivi, alta velocità e finalmente progetti per accelerazione della ferrovia. Ma ho già detto una cosa al governatore Crocetta: i soldi stanziati vanno spesi bene e nel modo giusto. I soldi ci sono ma non si spendono o si spendono male. Si inizi a fare così, altrimenti revocheremo le risorse. Sia ben chiaro, le regole valgono per le imprese ma anche per gli enti e quindi per la politica. Per quanto riguarda la Sicilia si deve lavorare per i collegamenti e rendere davvero vicine Catania, Messina e Palermo”.

Immediata la risposta del governatore Crocetta che ha detto: “In questi anni si è parlato sempre di un Sud piagnone e sprecone. Noi ci siamo rimboccati le maniche per invertire la tendenza. Siamo intervenuti sul personale con la rotazione di funzionari e manager, abbiamo messo mano sul sistema della formazione e della sanità. Dobbiamo avere tutte le carte in regola per presentarci a Bruxelles e a Roma nel migliore dei modi. Intanto la nostra finanziaria è stata definita eccellente. Io non amo la teoria dei complotti. Non ho mai attaccato personalmente il commissario dello Stato per cio’ che e’ accaduto, bensi’ per gli effetti che avrebbe prodotto. Non so se sia accaduto qualcosa nell’ombra, ma c’e’ stato un oggettivo massacro della Sicilia”.

Di spesa dei fondi europei ha parlato, infine, il vice presidente della Commissione Europea Antonio Tajani: “I soldi europei non devono servire a finanziare sagre, concerti o feste. Servono per fare crescere l’economia e vanno quindi concentrati sui progetti industriali che permettono al territorio di fare un salto di qualità”. Quindi ha dato appuntamento al 27 e 28 marzo quando proprio la Sicilia ospiterà la missione per lo sviluppo.


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