C’è un centrosinistra che non vuole vincere in Sicilia. Dal perimetro – quello sì – larghissimo e variabile. C’è un centrodestra in oggettiva difficoltà che vede scricchiolare un imperio fin qui incontrastato, tra inchieste, questione morale e una oggettiva disagevole manovrabilità in Aula?
Bene, un centrosinistra che volesse vincere perseguirebbe, come primo elemento di riscossa – in una terra che l’ha visto opporsi con voce stentorea e governare malissimo – la concreta unità sul programma e il metodo condiviso per individuare il candidato migliore per una sfida sempre difficilissima.
Unità, ma…
Tutto il contrario, ovviamente, di quello che sta accadendo. L’ultimo vertice di undici sigle non ha sciolto alcuna riserva, del resto non era stato pensato per sciogliere alcunché: era solo un antipastino, uno spot.
Si sono udite le consuete e consunte parole d’ordine: ‘confronto’, ‘territorio’. Il valore politico? Tale e quale a un’assemblea liceale sul Terzomondismo (con il massimo rispetto). Peccato che non sia della partita il sempreverde Leoluca Orlando. Chi avrebbe resistito, altrimenti, al ritornello: Orlando sì, Orlando no?, che funestò, per la sua banalità, diversi mesi di dibattito?
Il panorama attuale offre il solito canovaccio: fughe in avanti, liti, rancori etc etc… Un viatico dell’usato sicuro che garantisce un capitale certissimo: la sconfitta. Mentre volano gli stracci.
Sono pochissimi – un aplomb misurato che va riconosciuto al segretario del siculo Pd, Anthony Barbagallo, a indirizzare le varie sensibilità preesistenti verso un obiettivo comune. Ha ragione Antonello Cracolici quando ricorda che opposizione e proposta di governo sono mestieri irriducibili.
Le sconfitte e la partita
Eppure, il centrosinistra siciliano avrebbe dovuto imparare qualcosa dai tonfi, dagli scivoloni, dalle brutte figure. Non è accaduto e si vede. Ognuno gioca la sua partita, nel tentativo di accreditarsi per un posto al sole.
“Meglio regnare all’Inferno, che servire in Paradiso”, scrisse John Milton nel suo più celebre poema. Il titolo, declinato secondo la contigenza, sarebbe: ‘Palazzo d’Orleans perduto’.
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