Silvia conquista la cittadinanza| Storia di una rom palermitana

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18 anni compiuti a settembre, ieri ha acquisito la cittadinanza ma è una palermitana a tutti gli effetti sin dalla nascita. "Spesso abbiamo una visione distorta di questo mondo", dice Catania che ha officiato la cerimonia.

Piazza Giulio Cesare
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3 min di lettura

PALERMO – Quando l’assessore Giusto Catania termina di leggere la frase di rito, negli uffici di piazza Giulio Cesare scoppia un fragoroso applauso e scattano le fotografie di rito, prima che si stappi lo spumante e si tagli qualche fetta di colomba. Silvia Mahmeit, 18 anni compiuti lo scorso settembre, ha raggiunto il sogno di una vita: ottenere la cittadinanza italiana.

Un traguardo che sembra fare a pugni con la realtà: è rom ma palermitana di nascita, ha amici italiani e ha frequentato le scuole in città. Una palermitana a tutti gli effetti, una palermitana agli occhi degli amici e dei compagni di scuola, ma non per la legge. Almeno fino a ieri. A vederla è come tutti i ragazzi della sua età: jeans, scarpe da tennis, una camicetta bianca, un po’ di timidezza. “Sono musulmana ma non uso né velo, né burqa – racconta Silvia – mio padre non vuole”. Prima di sette figli, vive da sempre al campo della Favorita con suo padre Adem, 35 anni, la mamma Rukyia, tre fratelli e tre sorelle che ieri le erano accanto mentre firmava i registri. La sua è una famiglia “famosa” visto che il padre è stato per otto anni in cima alla lista di chi aspetta un’abitazione popolare e ancora attende che la burocrazia faccia il suo corso.

Ieri a piazza Giulio Cesare in nove hanno acquisito la cittadinanza e si vanno a sommare ai quasi 600 che l’hanno ottenuta dal maggio 2012 a oggi. “Una per ogni giorno lavorativo – spiega Catania con indosso ancora la fascia tricolore – ma in realtà sono anche di più perché tutti i figli minorenni di chi diventa cittadino italiano acquisiscono la cittadinanza”. Il padre di Silvia è apolide anche se nato nel leccese, la mamma è cittadina serba: la famiglia è fuggita anni fa dal Kosovo e ha girato l’Italia, andando anche tre volte in Francia per chiedere un asilo politico sempre negato. E proprio in Francia andrà Silvia, a vivere per qualche tempo con la nonna e anche per conoscere la famiglia del suo ragazzo. “Ci siamo conosciuti su internet, l’ho visto una sola volta – spiega – lui lì lavora. A me piacerebbe sposarlo e venire a vivere qui a Palermo, ma serve il lavoro”.

Già, perché per Silvia Palermo è casa sua. Nata qui, ha conseguito la licenza media e ha amici italiani: “Sono compagni di scuola, oppure persone che ho conosciuto al parco, non ho mai avuto problemi di nessun tipo – spiega – a me di Palermo piace tutto, non me ne vorrei andare perché chi lascia la propria terra è sempre triste ma serve il lavoro. Chi se ne va da qui, è solo perché non ha di che vivere”. I suoi genitori sono disoccupati, vivono di lavori saltuari ed elemosina in una baracca del campo rom insieme a un’altra decina di famiglie. “Il problema è che spesso abbiamo un’immagine deformata del mondo rom – dice Catania – è vero, alcuni non sono integrati, ma non lo sono nemmeno alcuni palermitani. Spesso non si conosce questo mondo, fatto anche di persone che sono palermitane a tutti gli effetti. Speriamo presto di chiudere il campo della Favorita ma non per farne un altro, quella politica è ormai abolita”.

E mentre si aspetta che la politica faccia il suo corso, nel silenzio e spesso nell’indifferenza, tanti, anzi tantissimi, a Palermo diventano cittadini italiani ottenendo documenti che certificano, solo per la legge, quello che per tanti è una consolidata realtà. Palermitani a tutti gli effetti, che amano la città forse più di alcuni italiani.

 

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