Alla fine, Stefania, ha pagato per tutti e solo per questo già merita rispetto. Dicevano i nobili spagnoli, eleggendo il detto a motto della loro cerchia: “La sconfitta è il blasone delle anime ben nate”.
Percorso parallelo alla ascesa a al tramonto di Maria Elena Boschi, quello del ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, con un finale di partita diverso. Entrambe affondate una riforma che non ha portato fortuna. Solo che Stefania il suo lavoro l’aveva terminato, nel bene e nel male, le assunzioni, come le contestazioni e le ‘deportazioni’ denunciate dai prof, ci sono state. La ‘Buona Scuola’ è un fatto, piaccia o non piaccia. Maria Elena, no: il suo maquillage costituzionale è stato travolto da un voto referendario che ha assunto i contorni di un’ordalia, per il prezzo incautamente fissato dallo stesso Matteo Renzi.
Il risultato? Il contrario di ciò che sarebbe scontato. Stefania Giannini a casa, Maria Elena Boschi nelle smaglianti foto ricordo del Gentiloni Primo, meglio noto come Renzi Bis.
Era tutto già stampato nel manuale dei vecchi vizi della cosiddetta ‘casta’. Se sei amico del potere, sarai sempre ripescato, blandito e protetto: la vicinanza è il crisma della poltrona e della forza. Se non appartieni a nessuno, se sei indifferente, quando non nemico, verrai abbandonato al più presto, come un randagio, sulla tangenziale delle occasioni perdute.
E la chiamavano ‘rottamazione’.

