Successo a Parigi |per la compagnia Zappalà

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Grande successo di pubblico per la rappresentazione unica di "A. semo tutti devoti tutti", lo spettacolo ispirato alla processione di Sant'Agata, messo in scena a Parigi dalla compagnia Zappalà di Catania.

“A. semo tutti devoti tutti”, lo spettacolo della compagnia di danza contemporanea fondata da Roberto Zappalà a Catania 23 anni fa, è sbarcato per la prima volta a Parigi, al Theatre de la Ville. Una sola rappresentazione, ed è un grande successo, tra lunghi applausi e richiami in scena. Lo show, che ha vinto il premio Danza & Danza per il miglior spettacolo italiano nel 2009, prende spunto dalla processione di Sant’Agata, patrona di Catania, una delle più grandi manifestazioni religiose al mondo, che dura tre giorni e a cui partecipa un milione di persone. Indaga sui rapporti tra spiritualità e devozione, e suggerisce analogie tra fanatismo religioso ed esaltazione calcistica dei tifosi.

“l titolo riprende la frase che i devoti urlano nelle strade, solo che nel mio spettacolo ho aggiunto un punto interrogativo. Mi sono chiesto: i partecipanti sono davvero tutti devoti?”, spiega all’ANSA Roberto Zappalà, che ha curato la coreografia e la regia, “Ho voluto mostrare che negli ultimi trent’anni in questa celebrazione i nobili sentimenti hanno ceduto il passo alla delinquenza e alla mafia che si nutre della debolezza dei devotì trasformandoli spesso in fanatici o a volte anche in complici”.

In scena sette danzatori e quattro musicisti, tra pareti fatte di reggiseni bianchi e un video sullo sfondo che proietta le immagini dei tifosi allo stadio. Il culmine della festa è lo straordinario e poetico canto delle consacrate (le suore benedettine) che nello spettacolo è riprodotto dal suono della chitarra elettrica di Carmen Consoli: «Volevo accostare a questa grande figura femminile religiosa a questa diva antica della città di Catania, una star di oggi», osserva Zappalà. E aggiunge: «L’invito del Theatre de la Ville, dove si sono esibiti nomi celebri della danza come Maurice Bejart, Pina Bausch e Merce Cunningham, corona numerosi riconoscimenti ottenuti a livello internazionale». Ma c’è anche un piccolo rimpianto: «In Italia la danza contemporanea fa fatica a trovare spazio. Mi spiace dovere andare all’estero».


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