La nuova mappa della mafia | Ecco i boss al comando - Live Sicilia

La nuova mappa della mafia | Ecco i boss al comando

I nuovi "capi": Biondino, Terracchio, Magrì, Contino e Galatolo

L'organigramma di Cosa nostra tra vecchi e nuovi nomi. Uno fra tutti, Girolamo Biondino, indicato come il capomafia di Tommaso Natale-San Lorenzo.

Il maxi blitz interforze
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PALERMO – Quello che un tempo era il regno dei Lo Piccolo veniva ormai retto da nuovi capi. A dirlo sono le indagini che hanno portato al maxi blitz “Apocalisse”, che ha raso al suolo le cosche di Tommaso Natale-San Lorenzo e Resuttana e delineato il nuovo organigramma di Cosa nostra palermitana. E’ una mappa del potere che si snoda tra vecchia e nuova mafia, tra cognomi “eccellenti” e new entry. Dalle indagini della Direzione distrettuale antimafia viene fuori il personaggio principale: Girolamo Biondino, indicato come il capomafia di Tommaso Natale-San Lorenzo.

Il suo è un cognome storico che che riporta immediatamente alla mente il fratello Salvatore, l’autista di Totò Riina. Era da poco stato scarcerato ed era tornato a comandare il clan. Per cercare di non finire di nuovo dietro le sbarre faceva una vita da pensionato. O meglio, avrebbe finto di farla, muovendosi con i mezzi pubblici, cercando di utilizzare poco il telefono ed evitando di farsi vedere in giro con altri uomini d’onore. Secondo gli investigatori era lui a tenere le redini delle estorsioni, imponendo il pizzo a tappeto nel mandamento e nominando i reggenti delle famiglie interne.

Biondino era inoltre uno degli scarcerati più rilevanti in Italia dell’ultimo anno e mezzo. Una lista con trentasei nomi era stata recentemente presentata dalla Dia alla commissione parlamentare antimafia in visita a Palermo: un elenco finito anche all’attenzione del Viminale dopo gli ordini di morte che Totò Riina ha fatto arrivare dal carcere nei confronti del sostituto procuratore Nino Di Matteo. Ed ancora, la nuova mafia sarebbe stata rappresentata da Tommaso Contino, reggente della famiglia di Partanna Mondello. Lui si rapportava direttamente a Biondino, non cercava l’intermediazione di nessuno e le imprese edili che lavoravano nella sua zona, secondo gli inquirenti, subivano l’imposizione di forniture manodopera di società riconducibili alla mafia o in alternativa dovevano “mettersi a posto” pagando il pizzo.

Basti pensare che le indagini hanno smascherato una serie di attività estorsive che si sono svolte proprio tra i territori di Partanna-Mondello e Tommaso Natale. Tra le altre, quella ai danni delle imprese impegnate nella realizzazione del cinema multisala nell’area dell’ex stabilimento Coca Cola, oggetto di un danneggiamento da parte di Tommaso Contino, Salvatore D’Urso e Antonino Spina.

Ma la lista dei nuovi super boss si arricchisce di un altro cognome eccellente, quello di Vito Galatolo, genero di Filippo ma, soprattutto, figlio di Vincenzo, storico esponente del clan dell’Acquasanta: dopo essere stato scarcerato il 13 settembre 2012 per fine pena, avrebbe ripreso e mantenuto quello che già era stato il proprio ruolo all’interno di Cosa nostra, nonostante fosse sorvegliato speciale e domiciliato a Mestre.Lì, infatti, Galatolo avrebbe proseguito con la sua attività di capo-clan dell’Acquasanta, non facendosi tra l’altro mancare nulla.

La contabilità del pizzo e degli affari sarebbe giunta in cercere con gustose confezioni di pesce fresco direttamente dalla Sicilia. L’Arenella sarebbe stata invece sotto l’egemonia e le direttive di Pietro Magrì, al potere con Gregorio Palazzotto, parente del boss Gaetano Fidanzati. Sulla carta, Palazzotto era il semplice titolare di una ditta di traslochi e trasporti che si trova in via Papa Sergio, a Palermo. In realtà, aveva da poco passato il testimone al cugino Domenico perché già in carcere. Prima dell’arresto Palazzotto si sarebbe frequentemente sfogato su Facebook inveendo contro i collaboratori di giustizia. Diceva: “Meglio perdere la libertà che l’onore”. Ma durante le indagini, come confermano le intercettazioni, la paura di finire in manette c’era.

I due cugini dovevano partecipare ad un summit fuori dalla loro zona d’appartanenza, al Villaggio Santa Rosalia, ma temevano che si verificasse un blitz delle forze dell’ordine:

Gregorio Palazzotto: “…Una volta ci sono stati discorsi per fare una cosa di queste…gli hanno fatto il blitz…perché praticamente quando ti fanno il blitz e te lo fanno in un’ altra zona…tu non lo puoi fare! Ci sono sta t i discorsi seri… dice: “mi portate gli sbirri…una cosa di queste la puoi fare quando c’è u n a cosa con uno di qua!…

E nel corso della conversazione, i Palazzotto escogitano eventuali vie di fuga:

Domenico Palazzotto: “…a piedi… io scavalco là terreni, terreni e me ne vado…dico ma a prescindere perché ci dobbiamo mettere con le mani così? Se hai da potere scappare non scappi?…”

Come reggente della famiglia Zen-Pallavicino, gli inquirenti invece indicano Sandro Diele, che insieme ad Onofrio Terracchio – detto Fabio – avrebbe evuto in mano le redini del clan. Diele, definito “spietato” dagli investigatori, avrebbe cercato un accordo con i rom del campo nomadi che ricade nel suo territorio, assoldando tramite Terracchio un uomo che ne avrebbe dovuto reperire altri due per “fare danni”. Se qualcuno raggiunto dalle richieste di pizzo si fosse opposto, sarebbero partite intimidazioni e danneggiamenti. E’ in questa fase che emerge la figura di Avni Kpuzi, informato da Terracchio del fatto che “Partanna e San Lorenzo erano la stessa cosa” e che “per qualunque cosa si poteva rivolgere a lui”

Terracchio: Tu ora ti riprendi il mio numero …
Kpuzi: Si si ora me lo devi ridare.
Terracchio: E appena finisci mi chiami …perché servono pure due per i danni! Due persone per i danni! Per  fare danni !
Kpuzi: Danni i n che senso?
Terracchio: Scassare cose e…
Kpuzi: Ah! Dove?
Terracchio: Ponti…cose… cantieri! E  chiaramente…li facciamo mangiare! Danni i n senso di buttare, di rompere, di fare..Eh! Eh!
Kpuzi: Quando dici domani? …
Terracchio: Si! Domani noi …
Kpuzi:... parliamo? . . .
Terracchio:... si!…… senza proprio … … domani noi ci vediamo … stiamo un’ oretta tranquilli, a parlare di quanto è bello il tempo…e poi ti presento questa persona che ti ho detto….

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Commenti

    Ioro era il potere dell’ignoranza, quello di potere trovare terreno fertile nelle fasce deboli della società. E purtroppo sarà ancora così

    @ Redazione

    Qualcuno ha già preso coraggio ed ha iniziato a sottolineare come, ormai, si debba parlare di criminalità organizzata e non di mafia.
    Spero che anche Live Sicilia prenda questa determinazione poiché, se è vero che la mafia sopravvive soltanto in frammenti e, comunque, negli effetti (giudiziari, mediatici, investigativi etc), è anche vero che l’identità strutturale criminale non è più mafiosa. Né i rifacimenti di nomenclatura (i nomi dei gruppi) simili o uguali a quelli di Cosa nostra dànno identità mafiosa all’attuale criminalità criminale.
    Credo che sarebbe doveroso per i mass media (qualcuno, qualche anno addietro lo scrisse) denunziare il rischio di camorrizzazione della Sicilia e ciò dell’impiantarsi di una forma criminale come la camorra, che pochissimo ha avuto a che fare con la mafia.

    Parole sante anello
    Consiglio: non parlate piu di mafia perchè questi ruba galline non appena fuori
    sicuramente (molto presto) si sentirenno onnipotenti
    allora leggi piu’ severe per la criminalità tutta.

    41bis ergastolo! Devono marcire in carcere. E tutti i loro sporchi soldi servano a pagare gli avvocati. I loro beni tutti sequestrati.

    finche’ in sicilia le persone oneste che cercano lavoro non sono ascoltate da nessuno questi signori purtroppo avranno la meglio e per noi e’ una sconfitta.a 47 anni sono costretto a lavorare in nero senza garanzie per qualche giorno a settimana e quando ho fatto qualche colloquio mi sono sempre sentito dire lei e’ una persona datata

    Dimenticavo
    ma quanti boss ci sono allo zen?
    perchè a parte quello che citate ora
    la settimana scorsa era un’altro

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