A garantire la latitanza di Matteo Messina Denaro, una rete fitta di boss e gregari disposta a tutto. A capo di questa, Girolamo Bellomo, il nipote acquisito che gestiva direttamente il traffico di droga, imponeva le ditte edili e pianificava le estorsioni per controllare il territorio. Una "fortezza" per assicurare al padrino continui canali di approvvigionamento economici.