PALERMO – Il passaggio decisivo è previsto per domani, venerdì 6 marzo, in Giunta: la cura dimagrante delle postazioni dirigenziali alla Regione Siciliana prosegue il suo iter. All’ordine del giorno è previsto ‘l’apprezzamento’ del documento che contiene la “razionalizzazione degli assetti organizzativi” dei vari rami dell’amministrazione regionale.
La riorganizzazione degli uffici
Si farà strada, in poche parole, la riorganizzazione voluta dal presidente della Regione, Renato Schifani, a fine 2025, quando la Giunta diede il via libera al taglio dei dirigenti e al nuovo assetto della macchina burocratica regionale. L’incarico di ridisegnare il tutto fu affidato alla Segreteria generale.
Cura dimagrante
Previsto un taglio del 33 per cento tra aree, servizi, unità di staff e unità operative. “La diretta conseguenza è una cura dimagrante per 273 strutture intermedie degli attuali 30 dipartimenti”, spiegò oltre tre mesi fa Palazzo d’Orleans. Le previsioni di fine 2025, che vengono confermate in linea di massima da Palazzo d’Orleans, segnalavano la riduzione da 834 a 562 uffici. Nel dettaglio, ci saranno 98 aree, 370 servizi e 94 unità.
I numeri della riorganizzazione
La riduzione maggiore riguarderà le unità operative, che passeranno da 376 a 94, sopprimendo quasi tutte quelle centrali. La pianta organica attuale prevede 752 dirigenti, ma in servizio alla data odierna ne risultano solo 559, che dovrebbero diventare 492 alla fine del 2026 e 421 alla fine del 2027. Una macchina amministrativa più snella. Schifani, quindi, intende ridimensionare la macchina in base ai numeri reali delle forze a disposizione: un lavoro sartoriale più aderente all’attuale situazione del personale.

La nuova proposta di “razionalizzazione degli assetti organizzativi” dei dipartimenti, quindi, continua il suo iter. Il documento è stato già visionato dai sindacati ed è passato al vaglio del Comitato unico di garanzia. Dopo il passaggio in Giunta andrà sul tavolo dell’Ufficio legislativo e legale della Regione, poi serviranno i pareri del Cga e della Corte dei conti. L’ultimo passaggio sarà il decreto a firma di Schifani.

