Tentato omicidio per onore | Tre condanne a dieci anni - Live Sicilia

Tentato omicidio per onore | Tre condanne a dieci anni

È la storia di una carneficina mancata quella di via Brigata Aosta e ricostruita dai poliziotti

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PALERMO – Dieci anni ciascuno di carcere. È pesante condanna per il tentato omicidio di via Brigata Aosta. La sentenza è del giudice per l’udienza preliminare Maria Cristina Sala.

Sotto processo c’erano Silvestro Sardina, 22 anni, il padre Francesco Paolo, di 43 anni, e il cugino Juzef, di 23. Accolta la ricostruzione dei pubblici ministeri Giulia Beux e Giorgia Spiri, che contestavano il tentato omicidio aggravato dai futili motivi e dalla premeditazione.

È la storia di una carneficina mancata quella ricostruita dai poliziotti della Squadra mobile di Palermo grazie anche alle intercettazioni. Ce n’era una dal contenuto inequivocabile: “Lui e suo cugino… gli hanno puntato la pistola in testa alla bambina… volevano sparare alla bambina in testa, hanno sparato alla televisione gli hanno distrutto una casa…perché è buono che Gaetano è stato fango… che queste cose nell’amicizia non si fanno perché hanno ragione… ma noi l’abbiamo discusso sempre… ha un anno che lo sappiamo cioè le cose le hanno fatto in due… sono stati tutti e due senza dignità”.

Una “vendetta d’onore” che ha avuto per sfortunati protagonisti anche dei minorenni. C’è chi ha rischiato grosso e chi è stato testimone dell’agguato fallito: “Ho visto che faceva cosi con la pistola in mano… pum, pum, pum, pum”, ha raccontato un bambino.

Sono le 19:24 di una sera dello scorso gennaio. Qualcuno chiama il 113 da una cabina telefonica: “Correte in via Montalbo c’è una sciarra e sono con le pistole in mano… la persona armata è Sardina Silvio che stava litigando con la moglie a causa di un presunto tradimento… era al civico 56 dove c’è il palazzo di ferro occupato… c’è un macello correte subito perché ci saranno più omicidi”.

Sarebbe stato Silvestro Sardina, accecato dalla collera, ad impugnare una pistola semi automatica calibro 9 Luger e a precipitarsi nel palazzone nella zona di via dei cantieri. Poi si scoprirà che è stata utilizzato anche un revolver calibro 38. Qui, in compagnia dei familiari, si sarebbe reso protagonista di una caccia all’uomo. Spara alcuni colpi di pistola contro l’abitazione di Francesco Fragale, 29 anni che, così racconta, “stavo mangiando in cucina con mia moglie e i miei figli”. Si rifugiano in camera da letto. Fragale chiama la madre: “Aiuto mi stanno sparando”. Sardina sale per le scale. Raggiunge il secondo piano dove abita Teresa Caviglia, la mamma di Fragale. Tenta di fare irruzione in casa. La donna oppone resistenza e si becca una pallottola, fortunatamente di striscio al braccio. La follia non si ferma. Al quarto piano abita Gaetano La Vecchia, 24 anni, cognato di Fragale e principale obiettivo della caccia all’uomo. Parte un altri colpo che lo raggiunge nella zona dello scroto, ed evita di un soffio l’arteria femorale.

È bastato imbottire di microspie la stanza dove era stato ricoverato La Vecchia per capire cosa fosse accaduto.La moglie di quest’ultimo raccontava al padre: “Papà, era un mostro. I primi colpi che ha sparato, non si è fermato più. Era un mostro in faccia. Io ho detto ha ucciso anche me, ha ucciso anche me”. La madre della donna, Teresa Caviglia, aggiungeva: “ Vedi che c’è stato stu massacro per le corna… perché poi può prendere la merda e se la può stricare in faccia. Silvio non lo può fare più. Altrimenti se la deve prendere e se ne deve andare di qua per sempre”.


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