ACIREALE – Il tempo è scaduto. La Società Terme di Acireale è a un passo dal fallimento. Il giorno decisivo dovrebbe essere giovedì al Palazzo di Giustizia. Resta solo una carta da giocare: quella di un intervento del Presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, direttamente alla sezione fallimentare del Tribunale di Catania. Solo questo al momento potrebbe scongiurare l’inevitabile.
“Crocetta deve darsi una mossa”- il sindaco di Acireale Roberto Barbagallo non usa mezzi termini. “Sono arrabbiatissimo – dichiara a LiveSicilia- la mia posizione è durissima. Siamo stati in Commissione Bilancio la scorsa settimana e abbiamo trovato ampia disponibilità da parte del deputato Vinciullo ad andare anche in tribunale. Però io ho chiesto che sia il Presidente della Regione a intervenire presso il Tribunale fallimentare, qualora ci fosse una minima possibilità per evitare il fallimento. Ci aspettiamo dunque da parte del socio unico della Società Terme, cioè il presidente Crocetta, qualche iniziativa entro domani”.
Il sindaco acese parla di immobilismo della Regione. Da quando è stata emanata la legge “non è stato fatto nulla dai commissari liquidatori. Qualcuno ha ricevuto anche in dote dalla Regione Siciliana 5 milioni di euro”. Barbagallo dalla lista tira fuori l’avvocato Todaro, nominato da pochi mesi. “Ha cercato e sta cercando di fare il possibile”.
“I crediti vantati da Unicredit in questi anni sono aumentati in maniera esponenziale”. Ma Barbagallo spiega che la procedura fallimentare è stata avviata su iniziativa del Tribunale stesso. “Qualora ci fosse l’azione fallimentare perderemo sicuramente l’albergo”. il sindaco fa riferimento all’ex albergo Excelsior Palace, pignorato da Unicredit per via di rate di mutuo scadute e non pagate. “E’ sicuramente increscioso perdere pezzi di patrimonio, non solo per noi ma anche per la futura gestione e per la Regione”.
Per Barbagallo, appena emenata la legge nel 2010, “si doveva avviare subito una manifestazione di interesse” per verificare se ci fossero imprenditori che volevano investire e fare un piano industriale serio, rifunzionalizzare le Terme ed entrare sul mercato. “Dal 2010 c’è appunto una legge che permette la gestione privata – affonda ancora il sindaco – però sia i commissari liquidatori che il socio unico non hanno fatto nulla. Io stesso sono andato a Palermo appena insediato per cercare di sollecitare”. Le risposte: “Ci stiamo pensando, si sta scrivendo il bando”. Nulla di concreto, insomma.
Il Presidente Crocetta potrebbe intervenire e riuscire ad ottenere una proroga sulla procedura fallimentare. Si dovrebbe aprire anche una trattativa con l’Unicredit. Ma ottenuto ciò a quel punto la Regione non potrebbe più aspettare. “Si dovrebbe provare ad emettere un bando dove vengono inseriti all’interno anche i debiti della società. Chi prende le Terme (parliamo di gestione) si assume anche il debito, in maniera tale da non perdere il patrimonio. Capisco che è una cosa complicata”.
Da Acireale è partita anche una proposta “provocatoria” attraverso il bilancio partecipato da parte di alcuni cittadini. “Chiederemo la possibilità – spiega Barbagallo – che sia il comune ad occuparsi direttamente dell’azienda Terme”.
Ma non è la sola iniziativa. Questa mattina Rosario Faraci, Co-Coordinatore del Forum permanente per le Terme di Acireale e presidente del Lions Club Acireale promotore del Forum ha inviato a tutti i deputati regionali una nota per fare pressing su Crocetta. E oltre questo lo stesso Faraci ha anche lanciato una petizione on line sul sito Change.org. “Adesso è il momento di compulsare tutti insieme – scrive l’economista – il Presidente della Regione Rosario Crocetta e il suo Assessore all’Economia dottor Alessandro Baccei perché diano alle autorità giudiziarie un segnale di presenza della proprietà. La Regione, attraverso il Dipartimento Bilancio e dunque attraverso l’Assessore all’Economia, è l’unico socio proprietario delle Terme di Acireale SpA, come pure di quelle di Sciacca. Non ha esercitato fino ad ora tutte le prerogative (diritti e doveri) che spettano ad un socio unico, limitandosi a gestire da Palermo solo carte e faldoni. In questo momento, un faldone – il più importante di tutti, quello relativo ad una possibile istanza di fallimento della società di gestione – giace in esame al Tribunale di Catania dove sarà discusso nei prossimi giorni. Pende la spada di Damocle di una sentenza di fallimento, dopo le indagini della Guardia di Finanza dei mesi scorsi. E’ giusto, è sacrosanto, è sensato che dietro all’esame freddo di numeri e cifre, i Giudici abbiano la possibilità di sapere direttamente dal socio proprietario quali sono le ultime possibili manovre “a bocce ferme” per scongiurare una sentenza di fallimento che, data la consistenza patrimoniale e la capienza di asset delle Terme di Acireale SpA, potrebbe ancora essere evitata”.
Poche settimane fa lo stesso Faraci ci spiegava la parabola discendente della società: “In sette anni dal 2006 al 2013, in base ai dati pubblici disponibili, la società Terme di Acireale, da quando è socia la Regione, ha accumlato perdite per oltre 12 milioni di euro e il suo patrimonio è diminuito di sedici milioni di euro, passando da oltre 56 milioni a poco più di 40 milioni”.

