Il rettore Tomasello non si dimette| "Porterò a termine il mio compito" - Live Sicilia

Il rettore Tomasello non si dimette| “Porterò a termine il mio compito”

Francesco Tomasello

La decisione di rimanere alla guida dell'ateneo è stata comunicata con una lettera inviata ai docenti dopo la condanna subita in un processo per un concorso truccato all'università.

Messina
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MESSINA – Il rettore Tomasello non si dimette. La condanna emessa dal Tribunale, tre anni e sei mesi, (con il condono di due anni e due mesi) più l’interdizione dai pubblici uffici per la durata di 5 anni, pare non aver scalfito la passione di Tomasello per l’ermellino e non “solleva” il magnifico dell’Università di Messina dalla sua poltrona. Per motivare la sua decisione ha scritto una lettera all’intero corpo docente dell’ateneo. Lì, il rettore spiega perchè non lascia, “lasciando”, però, di stucco quanti pensavano che, se non la serie di inchieste che lo vedono indagato, una condanna, anche se non definitiva, potesse indurlo alle dimissioni.

Eppure proprio lui, poco più di un mese fa, a inizio anno, in una lettera inviata ai docenti, al personale tecnico-amministrativo e agli studenti aveva scritto, al punto 6: “Bisogna non solo essere ma anche apparire indipendenti, sia pure dalle proprie mozioni personali. Se esse coincidono con l’interesse dell’Istituzione è un gran bene; se, viceversa,confliggono, dovrebbe prevalere sempre quest’ultimo”.

Questa la lettera che il rettore ha inviato ai docenti: “Carissimi, non entro nel merito di una decisione giudiziale che mi riguarda e si riferisce a condotte che, comunque, non ho in alcun modo tenuto – scrive il rettore -. Mi rivolgo a voi che conoscente le ineludibili norme di legge e la fisiologia delle dinamiche universitarie e sapete perfettamente che le condotte addebitatemi non sarebbero state praticabili, in nessun caso e da parte di nessuno, meno che mai alla luce dei vigenti ordinamenti. Risulta, altresì, chiaro che le storie personali di correttezza e di dedizione istituzionale rischiano di perdere valore nell’altrui considerazione. Forse, ciò che appare pesare di più è il loro esatto contrario”.

Tomasello conferma la sua innocenza. “Nel rivendicare con forza la mia estraneità ai fatti che mi vengono addebitati, certo che, prima o poi, la verità dovrà emergere in modo chiaro, so che ciascuno di voi ha toccato con mano, in una infinità di occasioni, la mia concezione dell’etica pubblica, la limpidezza della mia azione di governo e il mio rigoroso rispetto della regolarità degli atti sia amministrativi che contabili, in ciò sempre confortato da autorevoli consulenze giuridiche. Con la forza morale che deriva da questa consapevolezza e dai risultati conseguiti, di cui tutti andiamo fieri, non esiterò un solo momento e porterò a compimento, con la necessaria determinazione e con le mie migliori energie, l’opera iniziata. La comunità accademica, tuttavia, si deve interrogare sulle improprie conflittualità che, ancorché limitate, continuano a persistere al suo interno, portando a un inevitabile autolesionismo, e deve saperle individuare e isolare sul piano istituzionale in modo adeguato. Bisogna soffermarsi una volta per tutte, coinvolgendo anche la comunità locale, sul destino dell’Università nella nostra realtà e sulla percezione esterna del suo autentico e insostituibile ruolo sociale. Bisogna riaffermare la forza e il valore del nostro progetto, di cui tanti e non pochi hanno apprezzato l’elevato profilo e le ricadute positive, e svilupparlo ulteriormente, per una crescita complessiva del sistema, senza mortificarlo con calcoli poco lungimiranti. Per tali ragioni, sarà necessario considerare attentamente gli scenari che si prospettano, valutando le implicazioni di ogni decisione strategica nel particolare contesto in cui viviamo e nella difficile stagione del Sistema universitario italiano”.


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Commenti

    Ci mancherebbe altro. In Italia l’unica persona che si dimette è il Papa.

    sai la novità, concorso truccato! e quando mai ce n’è stato uno vero nelle università! tutti truccati, commedie all’italiana.
    Basti vedere che si prentano in migliaia a qualsiasi concorsucolo e invece all’università, per posti prestigiosi, solo uno-due-tre e i due in più sanno di essere velleitari. Il vincitore lo conoscono pure i muri già prima del concorso, molto prima. Anzi diciamo che il concorso se lo bandisce lui stesso. Porco mondo.

    alla Grande Signori questa e L’Italia…..
    che vergogna….

    “Fisiologia delle dinamiche universitarie”? Questa frase racchiude in sé qualcosa di inquietante. Purtroppo, dopo il senso della misura, si è perduto anche quello dell’onore.
    Non si può, infatti, concepire un atteggiamento così autoconservativo, che è in sintesi, l’atteggiamento delle baronie accademiche, ovvero il derivato infetto delle nostre università. Da non crederci…
    Se infine qualcuno si dovesse sentire “attigghiato”, si accomodi pure dall’ingresso principale.

    Ma sanzioni interdittive nessuna? Avrebbero risolto il conflitto!

    Il ministro lo cacci via rapido

    La mancanza di dignità non è imputabile solo al diretto interessato, ma a tutti coloro che ipocritamente gli si stringono attorno e/o gli manifestano in qualche modo solidarietà. Sono convinto infatti, che certe prese di posizione scaturiscano proprio dall’avere comunque un sostenuto (a)morale.

    Visto che l’Università di Messina è cosa sua PRIVATA, l’interdizione dai PUBBLICI UFFICI, certamente non lo tocca.

    di concorsi questo immondo rettore ne ha truccato a decine. A Messina lo sapevano anche le pietre che bisognava appartenere alla cerchia di questi Baroni per ottenere un posticino in Università.Ho visto tantissimi figli di professori, ignoranti come le capre, superarmi e diventare ricercatori… vergognatevi.

    Che vergogna….un rettore che si comporta così…senza faccia

    vergogna. vergogna.

    Fate tintinnare le manette….. Prima che faccia ancora danno!

    Nella lettera del Rettore del 21 scorso si legge un messaggio netto ed evidente e si intravvedono alcuni passaggi inquietanti, dei più salienti tra i quali chiediamo che il Prof. Tomasello chiarisca il significato.
    Il messaggio esplicito, che riteniamo meritevole di stigmatizzazione e critica per il nocumento che porta all’immagine ed al prestigio dell’istituzione universitaria, è quello della sua ferma volontà di non dimettersi malgrado l’intervenuta condanna del Tribunale.
    Del tutto oscuro nei suoi aspetti pratici è invece il contenuto dei passaggi in cui invita la comunità accademica ad “individuare e isolare sul piano istituzionale in maniera adeguata” quelle che definisce “improprie ancorchè isolate conflittualità”. Cosa intende Tomasello per “individuare e isolare in maniera adeguata”? Chiarisca, perché nella lingua italiana “individuare” significa: “conferire a una persona o a una cosa le caratteristiche che le spettano, così da distinguerla da tutte le altre della stessa specie; determinare o riconoscere con precisione”. In una parola: assegnare nome e cognome, mentre “isolare” significa: “separare qualcosa da ciò che la circonda; tenere qualcuno lontano dagli altri; isolare una persona, (fig.): escluderla da un gruppo, da un lavoro; emarginarla”. Se è questo ciò che Tomasello intende, tali parole suonano particolarmente gravi, dimostrando ancora una volta di non conoscere le elementari regole del confronto dialettico e della gestione democratica dei conflitti.
    Nè si capisce cosa possa significare il fatto che conoscendo “le ineludibili norme di Legge e la fisiologia delle dinamiche universitarie” occorrerebbe concludere che: “le condotte addebbitatemi non sarebbero state praticabili, in nessun caso e da parte di nessuno, meno che mai alla luce dei vigenti ordinamenti”. Vuol forse dire Tomasello che quelle condotte sono impossibili perchè illegali? Bè, dovrebbe rendersi conto che esiste una differenza tra impraticabilità e illegalità dei comportamenti. La condanna del Tribunale implica che chi ha attuato le condotte sanzionate le ha forse, imprudentemente, ritenute “praticabili”, se non addirittura utili e giuste in relazione a ciò che reputava essere la “fisiologia delle dinamiche universitarie”, senza rendersi conto che esse si traducevano – anche al di là delle intenzioni – in una implicita o esplicita violazione della Legge. Ogni condanna suppone infatti la pratica di un comportamento in contrasto con l’ordinamento; e ciò (indipendentemente da consapevolezza e volontà) può accadere anche ad un Rettore, e perfino al Prof. Tomasello. O intende dire Tomasello che è normale (o addirittura legittimo) che nell’Università i concorsi debbano essere pilotati a beneficio di qualche predestinato? In tal caso, la sua affermazione getta ancor più discredito sull’Università, confermando la percezione che nelle “segrete stanze” le regole sono carta straccia, perché “si sa come devono andare le cose”.
    Altrettanto indecifrabile è il passaggio nel quale afferma che: “la esperienza giudiziaria che mi vede protagonista rende evidente che il mondo accademico e le leggi dello Stato che ne regolano il funzionamento risultano incomprensibili anche per l’opinione pubblica”. A condannare Tomasello (ossia a determinare l’esito della sua “esperienza giudiziaria”) non è stata l’opinione pubblica (l’informazione o chissà chi altro), ma un Tribunale che ha giudicato (essendo l’unico soggetto titolato a farlo) un suo specifico comportamento nel “mondo accademico” (la sua azione in un concorso) proprio sulla base delle “leggi dello Stato che ne regolano il funzionamento”. Vuol forse dire Tomasello che anche per i magistrati le leggi dello Stato che regolano il funzionamento dell’Università sono incomprensibili, come per l’opinione pubblica?
    La lettera, ancora, denuncia il fallimento del suo rettorato, laddove afferma che: “bisogna soffermarsi, una volta per tutte, coinvolgendo anche la nostra realtà locale, sul destino dell’Università nella nostra realtà e sulla percezione esterna del suo autentico e insostituibile ruolo sociale”. Evidentemente Tomasello e la sua “squadra”, in quasi nove anni di ininterrotto e “prorogato” governo, non hanno avuto la capacità di “soffermarsi” a sufficienza su questo punto essenziale, mentre la “percezione” del ruolo dell’Università si andava disintegrando.
    Attendiamo con fiducia parole di chiarimento che possano restituire serenità a TUTTO il corpo accademico e a TUTTA la comunità universitaria, nessuno escluso.

    IL COMITATO NO.PROROGA.RETTORI

    Non credete che sarebbe opportuno e corretto giuridicamente e costituzionalmente aspettare una sentenza definitiva.

    Nel vocabolario di casa Melitta e Dario, per eccesso di consultazione, hanno reso illeggibile la parola ‘vergogna’

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