"Truffavano il Comune" | Coime, chiesto il giudizio per 17

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Richiesto il rinvio a giudizio per Antonino Chinnici, responsabile dell'Unità organizzativa che si occupava degli stipendi, e altri 16 dipendenti: avrebbero fatto lievitare le buste paga "manipolando" il sistema informatico.

PALERMO – Il 20 gennaio prossimo sapranno se finiranno sotto processo. Su diciassette ex impiegati del Coime pende la richiesta di rinvio a giudizio firmata dal procuratore aggiunto Bernardo Petralia e dal sostituto Daniela Varone. L’elenco si apre con Antonino Chinnici, considerato il promotore dell’organizzazione che avrebbe fatto lievitare le buste paga dei dipendenti. Chinnici era il responsabile dell’Unità organizzativa appositamente creata alla segreteria generale del Comune per preparare gli stipendi del Coime. Gli sarebbe bastato accedere nel sistema informatico e caricare in busta paga ore di straordinario mai eseguite.

Sotto inchiesta, oltre a Chinnici, ci sono Francesco Centineo, Maria Rosaria Pollara, Salvatore Borrello, Giovanni Carramusa, Raffaele Vainolo, Rodolfo Santoro, Gaetano Fiorentino, Antonino Prester, Sergio Nicchi, Giuseppe Leto, Francesco Macaluso, Antonino Alioto, Antonino Berbeglia, Anna Cipollina, Maria Teresa Giordano e Antonio Ventura.

L’inchiesta dei carabinieri partì dai buoni pasto. Ne erano stati distribuiti troppi. Era il 2008 e l’amministrazione comunale avviò la verifica sui costi del personale del Coime. I primi a finire sotto inchiesta furono Chinnici, Ventura, Pollara, Leto e Nicchi. Sarebbero stati loro a inserire i dati nel sistema informatico, denominato “Iasi gestione Compensi”, sulla base dei quali la Sispi elaborava i cedolini mensili degli stipendi. I cedolini passavano alla Ragioneria generale, allora guidata da Paolo Basile, che sentì puzza di bruciato. Dalla verifica emerse che gli indagati in busta paga si erano caricati il massimo (88 ore) dei permessi individuali retribuiti. Per un totale, dal 2002 al 2008, di 27.800 euro. Poi, ci sarebbe stato anche un regalo di massa: un milione di euro di straordinari distribuito a 550 lavoratori. La stragrande maggioranza delle persone intascò i soldi, poi restituiti, in buona fede, senza neppure accorgersene.

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