Uccide un figlio e ferisce l'altro: ergastolo confermato in Appello - Live Sicilia

Uccide un figlio e ferisce l’altro: ergastolo confermato in Appello

L'omicidio che nel 2018 ha distrutto una famiglia
GRAMMICHELE
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Ergastolo confermato. È stata questa la sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Catania, presieduta dalla giudice Elisabetta Messina, nei confronti di Francesco Saverio Anzaldi, accusato dell’omicidio del figlio Graziano e del ferimento dell’altro figlio Aurelio. Una storia tragica e terribile quella che sta dietro le fredde parole del dispositivo spiccato qualche giorno fa. L’8 aprile 2018 in una casetta di Grammichele scoppia una violenta lite: Saverio accoltella Graziano. In preda alla furia colpisce più volte anche Aurelio, che da quello che racconta l’imputato sarebbe stato il vero bersaglio. L’autopsia ha stabilito che la morte di Graziano è stata causato da un violento colpo all’addome con conseguente emorragia al fegato. Sul corpo di Aurelio, invece, il medico legale ha riscontrato ecchimosi e lesioni sul capo, sul torace, sulla schiena e sulle mani. Mani usate per difendersi da quei fendenti. 

La Corte d’Assise d’Appello, dunque, conferma il verdetto del gup di Caltagirone che ha condannato il padre all’ergastolo nel dicembre 2019. E inoltre ha riconosciuto la rifusione delle spese legali nei confronti dei familiari delle vittime che si sono costituite parte civile nel processo.  

“È stato un processo difficile, complicato anche emotivamente – commenta l’avvocato di parte civile Gaetano Rizzo – e con il rischio che le dichiarazioni contrapposte delle parti potessero portare a un dubbio tale da non riuscire a individuare la colpevolezza. L’imputato ha sempre goffamente negato di aver ucciso il figlio Graziano, e ha affermato di avere avuto l’intenzione di uccidere Aurelio, e che purtroppo non ci è riuscito”, dice Rizzo ripercorrendo le fasi processuali.  “È stato fatto un lungo e approfondito lavoro di indagini – aggiunge – da parte della procura di Caltagirone. Un lavoro che è stato riconosciuto anche dalla Corte d’assise d’appello che con la sua sentenza ha reso giustizia al povero Graziano, facendo luce e chiarezza sulla dinamica del terribile omicidio di Grammichele”. Rizzo manifesta “soddisfazione per aver visto riconosciuto il lavoro da noi svolto che ha fugato ogni perverso e malcelato dubbio sulla ricostruzione dei tragici fatti”. Soddisfazione professionale sì, ma il penalista confessa: “Speroche un altro processo così non mi capiti più. Un processo nel corso del quale i miei assistiti, Aurelio in testa, hanno dovuto sopportare ogni tipo di amarezza, unito al dolore per la scomparsa di Graziano ucciso per mano del padre. Spero umanamente che l’imputato – conclude Rizzo –  abbia la forza di intraprendere un percorso che lo porti a prendere consapevolezza di quello che ha fatto”. 


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