Ucciso con 57 coltellate in casa | Madre e figli condannati a 14 anni - Live Sicilia

Ucciso con 57 coltellate in casa | Madre e figli condannati a 14 anni

Agli imputati, rei confessi, sono state riconosciute le attenuanti generiche.

PALERMO – Quattordici anni ciascuno di carcere. Madre e figli sono stati tutti condannati. Il fatto fu gravissimo, ma agli imputati per omicidio, difesi dagli avvocati Giovanni Castronovo e Simona La Verde, sono state concesse le attenuanti generiche ed è stata esclusa l’aggravante della crudeltà. Uccisero un uomo, marito e padre, nel contesto di una vita familiare da incubo.

Salvatrice Spataro e i figli Mario e Vittorio Ferrera, che si trovano ai domiciliari, sono gli autori dell’omicidio di Pietro Ferrera, 49 anni, ucciso nel 2018 con 57 coltellate in un appartamento di via Falsomiele, a Palermo. Fu un omicidio volontario, ma su richiesta del pubblico ministero Giulia Beux, il giudice per l’udienza preliminare Guglielmo Nicastro, ha riconosciuto agli imputati le attenuanti generiche come equivalenti alle aggravanti. Partendo da una richiesta di 21 anni, si arriva a 14 in virtù dello sconto di un terzo previsto per chi sceglie il rito abbreviato.

Il primo dei 57 colpi fu inferto dalla moglie Salvatrice Spataro, poi sono intervenuti i due figli Mario e Vittorio, anche loro armati di grossi coltelli da cucina. La drammatica sequenza fu ricostruita grazie alla confessione dei protagonisti. La donna era stata chiamata dal marito in camera da letto. Voleva avere un rapporto sessuale, lo pretendeva come accadeva sempre, nonostante il rifiuto della donna. La moglie, una volta entrata in stanza, mentre il marito era disteso e di spalle, lo colpì al collo.

I figli sentirono le urla e si precipitarono nella stanza armati pure loro di grossi coltelli da cucina. Dissero che volevano soltanto difendere la madre. Pietro Ferrera tentò una reazione, aveva ferite alle braccia e alle mani, oltre a quelle nel collo e al torace. Fu raggiunto da colpi “micidiali”, alcuni inferti quando era già per terra e privo di sensi.

Spataro, 46 anni, Mario e Vittorio Ferrera di 21 e 21, lavoratori diligenti e rispettabili, tutti incensurati, uccisero Ferrera per via di “un crescente stato di angoscia” che ha alimentato “rabbia, odio ed esasperazione”. A tutto ciò si aggiunge la paura che scaturiva dal fatto che all’indomani del delitto la moglie avrebbe dovuto formalizzare la denuncia contro il marito. Qualche settimana fa Salvatrice Spataro ha scritto al giudice. “Non è semplice raccontare cosa è stata la mia vita in ventitré anni di matrimonio…”, era l’incipit della memoria difensiva in cui ha ripercorso anni di soprusi, minacce, violenze e umiliazioni. il giudice ha riconosciuto il diritto al risarcimento dei danni nei confronti dei parenti della vittima, costituiti parte civile con l’assistenza degli avvocati Emilio Chiarenza e Monica Genovese.


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