Gruppo di fuoco per uccidere Mazzè | Palermo, altri due arresti allo Zen

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Stefano e Gaetano Biondo, arrestati per l'omicidio Mazzè allo Zen
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Finiscono in manette due fratelli, Stefano e Gaetano Biondo, che vivono nel popolare rione palermitano. L'arresto in diretta - Video 1Video 2. Avrebbero fatto parte del "commando" che crivellò di colpi la vittima in via Gino Zappa. GOMORRA ALLO ZEN - GUARDA IL FILM DELL'OMICIDIO MAZZE' - FOTO

PALERMO – Un figlio dello Zen che non si rassegna all’ingiustizia contribuisce all’arresto di due persone e fa emergere la verità: fu un gruppo di fuoco ad entrare in azione a fine marzo scorso per sparare e uccidere Franco Mazzè, crivellato di colpi in via Gino Zappa allo Zen. È la conclusione a cui sono giunti poliziotti e magistrati che hanno chiesto e ottenuto l’arresto di due fratelli. Altre persone sono indagate, ma il giudice ha respinto la richiesta di misura cautelare. In manette sono finiti i Stefano e Gaetano Biondo. Per il primo si tratta di un ritorno in cella, visto che era già stato arrestato per il delitto ma scarcerato dal Riesame. I loro nomi si aggiungono a quello di Fabio Chianchiano, con un passato nelle miliIe del boss Lo Piccolo di San Lorenzo, reo confesso del delitto.

Le sue dichiarazioni, però, non avevano convinto del tutto i pm Calogero Ferrara e Sergio Barbiera, facendo maturare la convinzione che volesse coprire qualcuno. A cominciare proprio da Stefano Biondo: “… avevo preso la macchina di Biondo a sua insaputa – aveva messo a verbale Chianchiano – perché lui era salito sopra e mi sono preso la Panda sua (la macchina usata per giungere sul luogo del delitto ndr) e me ne sono andato a casa per prendere quest’arma”. Da qui le parole del Gip prima e del Riesame poi: “La spiegazione di Chianchiano non è solo inattendibile, ma falsa perché alla guida del mezzo c’era sicuramente un altro soggetto che lui ha inteso coprire”.

Gli indizi a carico di Biondo, almeno in una prima fase, non furono considerati gravi a tal punto da giustificarne la custodia cautelare in carcere. Biondo era con Chianchiano quando scoppiò la lite al Bar Barbara con il fratello di Mazzè che schiaffeggiò Chianchiano provocandone la reazione furiosa; la Panda Blu sulla quale si muoveva Chianchiano è intestata alla moglie di Biondo e i due erano stati visti a bordo della stessa vettura la mattina del delitto; Biondo, ricercato dai poliziotti, era scomparso per oltre trenta ore. Tutto vero, sottolineò il Riesame che lo rimise in libertà, ma mancava la prova principe: nelle immagini delle videocamere Biondo non viene inquadrato. Le cose sarebbe cambiate negli ultimi mesi. Gli uomini della sezione Omicidi coordinati dal capo della Squadra mobile, Rodolfo Ruperti, hanno acquisito nuove testimonianze e prove scientifiche che inchioderebbero Biondo e inguaierebbero pure il fratello. Gli investigatori li piazzano al volante della macchina utilizzata nell’agguato e poi per raggiungere l’abitazione di Michele Moceo, molto vicino a Mazzè, contro cui lo stesso Chianchiano sparò una raffica di colpi. Ora si scopre, però, che le macchine erano due e che sulla mano di Gaetano Biondo ci sono tracce di polvere da sparo. A chiudere il cerchio, le “prove” raccolte da un “investigatore” speciale e cioè il figlio di Mazzè che non si è mai rassegnato. Voleva giustizia per il padre, assassinato in pieno giorno. Ha girato per mesi nel suo quartiere per raccogliere testimonianze che alla fine hanno confermato il quadro tracciato dagli investigatori.


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