CATANIA. Un uomo, prima che un principe, dai modi sempre gentili e dalla mente dotata di un inesauribile ingegno. Così Vittoria Alliata ama ricordare il padre, il principe, Francesco Alliata di Villafranca, morto nel luglio del 2015 all’età di 95 anni. E’ lei oggi ad aver ereditato il compito di divulgare la storia della famiglia nobiliare siciliana di Bagheria, le cui vicissitudini si mescolano indissolubilmente con quelle della storia della Sicilia. Al casato nobiliare appartiene la monumentale Villa Val Guarnera e lo splendido palazzo Villafranca. Uno fra i patrimoni più consistenti dell’aristocrazia siciliana e in passato oggetto di dolorose controversie a tal punto da segnare profondamente la vita del padre, Francesco, il principe rivoluzionario del cinema.
Vicende raccolte in un libro, “Il Mediterraneo era il mio regno. Memorie di un aristocratico siciliano”, scritto dallo stesso principe poco prima della morte, che oggi la figlia dell’autore, Vittoria, – professoressa di diritto islamico, studiosa del mondo arabo e scrittrice come la cugina Dacia Maraini – presenterà a Catania alle ore 16.30 al Coro di Notte del dipartimento di scienze Umanistiche dell’Università degli Studi di Catania.
Uno vulcano di idee e una testa piena di sogni, così continua a ricordare il padre, Vittoria Alliata di Villafranca. “Una persona che non ha mai perso la voglia di cambiare le cose, l’entusiasmo e la voglia di scoprire. L’ultima sogno che mio padre è riuscito a realizzare è Cosmorama a Villa Val Guarnera, uno spettacolo di luci e immagini in 3D. Un uomo sempre proteso a inventare nuove cose, dalle telecamere subacquee ai sistemi per conservare le granite e i sorbetti siciliani, pur mantenendo una forte consapevolezza del passato che consentiva lui di andare avanti sulla base di radici molto solide”. Il principe Francesco, fu un importante regista di cortometraggi subacquei, fondò la Panaria film nel 1946 con Renzo Avanzo, Pietro Moncada, Quintino Di Napoli e Fosco Maraini. La casa cinematografica produsse, tra l’altro, i film Vulcano di Roberto Rossellini e La carrozza d’oro di Jean Renoir. Ma nella vita il principe Alliata di Villafranca fu anche un manager e un imprenditore.
“Era una persona frenetica – continua la figlia Vittoria – che faceva mille cose ma aveva sempre tempo per gli altri. Amava gli scherzi e i bambini che adorava. Ma amava soprattutto portare avanti le sue battaglie contro la mafia, per l’ambiente, e via dicendo. Fondò il primo circolo subacqueo al mondo. La sua prerogativa era quella di condividere, ma al tempo stesso tutelare . Quando ha inventato il sistema per conservare i sorbetti ha cercato di coinvolgere tutti i gelatai ed esperti del settore per tentare di promuovere all’estero i prodotti della sua terra, verso la quale mostrava un grandissimo attaccamento. Lui ha fatto di tutto, disperatamente, per dare il suo contributo per far emergere questa terra da una situazione che dal dopo guerra in avanti lui considerava indegna per la nostra grande storia”.
Un principe nei modi, che amava mettere in pratica anche nell’intimo della vita familiare. “Cercava di rispettare – prosegue – l’importante motto di famiglia, comportarsi da principe ma senza mai apparire. Una persona estremamente gentile e adorata da parte di chi gli stava accanto. sia chi ha lavorato con lui nelle fabbriche sia chi ha lavorato con lui altrove. Sempre sorridente, sempre disponibile. Anche nei momenti di tensione non perdeva mai di vista il valore della cortesia. Lui mi diceva sempre, tutto si può dire, l’importante è usare i modi giusti”.
Un uomo che ha attraversato mille difficoltà, – come continua a raccontare la figlia – molte delle quali legate alle liti familiari che lacerarono il patrimonio aristocratico del casato. Ma il principe amava più di ogni altra cosa difendere e onorare la storia nobiliare a cui apparteneva. “Le sue battaglie furono anche dell’antimafia, era un uomo coraggioso. Lui in maniera ancora una volta garbata si è dichiarato prigioniero politico di una ben precisa situazione. Si chiuse in casa e avvisò i giornalisti. E ancora una volta attraverso un gesto clamoroso rivendicò le sue idee e le sue battaglie per difendere la storia e il nome della famiglia”. Vittoria si riferisce alle estenuanti battaglie legali che lei assieme al padre dovettero intraprendere per difendere il patrimonio della famiglia.
Ma le controversie legate ai beni di famiglia Alliata coincisero anche con il periodo più buio della vita del principe. “ La questione dei beni si è rivelata non una vicenda casuale, ma organizzata. – continua – . Distruggere questi beni era frutto di un disegno distruttivo, covato in un città come Bagheria. E tutti gli eventi che poi ne conseguirono ne diedero ampia prova. Il candore che gli aveva consentito di attraversare tutto, non gli aveva però fatto comprendere determinate logiche. Si rese conto solo dopo di essere stato scomodo a qualcuno e per questo venne punito in maniera eccessiva”. Avvenimenti che lo segnarono a tal punto “che io lasciai tutto, vivevo all’estero in medio oriente, il mio lavoro e i miei impegni per raggiungerlo e stargli accanto. Quando mio padre disse che si sentiva ormai il becchino di questa famiglia ho capito che anche io dovevo fare la mia parte. Così tornai qui in Sicilia, per tentare di salvare il salvabile e onorare la memoria di questa famiglia così legata alla storia della Sicilia. I nostri antenati sono quelli che hanno salvato la Sicilia dai Vespri e dell’esercito di Val Guarnera che attraverso il loro esercito vinsero contro gli Angioini; Dunque, credo che sia giusto e doveroso continuare dare un esempio su come ci si debba comportare nei momento più difficili” – conclude Vittoria Alliata di Villafranca.

