Un ristorante nell'area archeologica | Ruggirello e l'affare di Selinunte - Live Sicilia

Un ristorante nell’area archeologica | Ruggirello e l’affare di Selinunte

Il parco archeologico di Selinunte

Giambalvo avrebbe cercato una copertura politica e mafiosa. Il legale di Errante: "Elucubrazioni".

PALERMO – Erano stati attivati due canali, uno politico e l’altro mafioso. C’era una convergenza di interessi sull’apertura di un ristorante all’interno del parco archeologico di Selinunte.

Calogero Giambalvo, ex consigliere comunale di Castelvetrano, l’uomo che millantava l’amicizia con Messina Denaro e tesseva le lodi del latitante, aveva chiesto aiuto a Paolo Ruggirello, da ieri in carcere con l’accusa di associazione mafiosa.

Tra aprile e maggio 2014 Giambalvo e Ruggirello erano sotto intercettazione. E si iniziò a parlare dell’affare. Così diceva l’ex deputato: “…qualche cosa stiamo vedendo di muovere lì con il parco che poi magari te ne parlo di presenza perché è una cosa che possiamo… possiamo strumintiari… poi ne parliamo, in questi giorni ne parliamo… e ne parlo di presenza…”.

Ma è nel dialogo con la madre che Giambalvo scende nei particolari: “… gli ho detto il fatto di Selinunte, di fare il parco a Selinunte… in società con… Ruggirello e in società con noi pure Felice Errante mamma, i soldi li mettono loro e noi la lavorazione dobbiamo fare, mettono tutte cose loro, gli ho detto, tutto loro mettono”. Giambalvo faceva riferimento, dunque, alle rassicurazioni ricevute da Ruggirello. L’ex deputato regionale, stando al resoconto di Giambalvo, avrebbe garantito una doppia copertura: “… io a livello regionale e lui (Felice Errante, ex sindaco di Castelvetrano, non coinvolto nell’indagine ndr) a livello comunale, socio io e socio lui”.

E già immaginava gli incassi futuri: “… fare un self-service, fare un abbonamento con tutte le corriere che vengono mamma. Sai come funziona… che mi dice Felice?… ‘a corriera paga per dire 10 euro viaggio e mangiare… il mangiare è da te… tutte le corriere che vengono d’estate, d’inverno, sempre, sai cosa significa?… lì c’è da arricchirsi no per scherzarci”.

La premessa per la realizzazione dell’affare, sempre secondo il racconto di Giambalvo, era merito dello stesso stesso Ruggirello: “… ha messo un responsabile nella zona archeologica, c’è l’ha nelle mani lui il responsabile, mi ha proposto, no mi ha proposto, mi ha detto cosa vuoi fare all’interno della zona archeologica, gli ho detto un Ristorante dentro i pezzi…(ruderi, ndr.)”.

Fin qui i dettagli della copertura politica per il progetto. Per quella mafiosa Giambalvo dimostrava di avere le idee altrettanto chiare. Prima pensava di parlare “pure con Peppe Rocky” (identificato in Giuseppe Fontana, già processato ma assolto), salvo poi autodefinirsi in grado di bypassarlo: “… ma io con Peppe neanche ci parlo non ho niente da dirgli a Peppe, io ho chiesto sempre il permesso alla virgola a li cristiani… già io prima di dire sì all’onorevole abbiamo parlato qua al paese, parlato al paese e mi ha detto vai. Basta. Punto. Con cristiani che non ci sono… mi ha detto vai. Lo hai capito? Per questo ti dico che non c’è niente di parlare con nessuno…”. Chi più di Messina Denaro può essere annoverato fra “i cristiani che non ci sono? È al latitante che si riferiva Giambalvo, ancora una volta millantando come aveva fatto in passato raccontando di essere andato a caccia con il capomafia?

La Procura di Palermo, l’inchiesta è coordinata dall’aggiunto Paolo Guido e dai sostituti Claudio Camilleri e Gianluca De Leo, sta verificando se e cosa sia stato fatto per concretizzare il progetto di Giambalvo. La stessa Procura che ha appellato l’assoluzione dell’ex consigliere. Il processo d’appello per mafia è in corso.

Abbiamo raccolto la smentita dell’avvocato Franco Messina, per conto di Felice Errante: “Le riportate propalazioni di tale Giambalvo Calogero sono tanto sconclusionate quanto destituite di fondamento. Lo stesso non è nuovo a elucubrazioni del tutto fantasiose e inverosimili. Errante non ha mai parlato con lui di tali simili fatti, né avrebbe potuto mai sostenere attività di qualunque genere all’interno del parco di Selinunte. L’inserimento del suo nome chiaramente con intento diffamatorio, costituisce danno alla immagine tutelabile nelle opportune sedi”.  


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