"Una follia, non ero in politica" - Live Sicilia

“Una follia, non ero in politica”

Berlusconi e Brusca
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“Siamo alla follia, ci accusano di cose quando noi politicamente non esistevamo, io non ero nemmeno sceso in politica. E’ il ragionamento svolto da Silvio Berlusconi, secondo quanto riferito da persone presenti nel vertice di maggioranza a Palazzo Chigi, a proposito delle affermazioni di Giovanni Brusca, il pentito di mafia che sostiene di aver preso contatti con il Cavaliere nel ’93, attraverso Mangano e Dell’Utri.

(Fonte ANSA)

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Commenti

    Tanto lo sanno tutti che Brusca è comunista…..

    Sicuramente è inginocchiato agli Ingroia di turno per mendicare qualche beneficio in cambio di cazzate sparate a tutto gas… Ma mi faccia il piacere!

    Scoop giornalistico senza precedenti! Secondo indiscrezioni trapelate dalle Procure di Palermo e Milano, numerosi pentiti avrebbero dichiarato, con tanto di riscontri incrociati, che circa venti secoli fa un fantomatico mister B. avrebbe corrotto tutti i sacerdoti del Sinedrio, con la mediazione di Pilato, determinando le conseguenze che conosciamo.

    Anche io avevo sentito qualche cosa sullo scoop di Leon62,in più ho saputo che B ha qualche responsabilità sul disastro di Sodoma e Gomorra…..e anche sulla vicenda dell’Eden.

    Bhè… l’italiano medio(cre)..succube del sistema a vita….LO VOTA!
    ………Piace!
    Perchè accusarlo di cose non vere………….!
    Sarà percaso uno che favorisce la prostituzione……? Ma no! …….Lui è un benefattore……!
    Avrà mai avuto contatti con cosa Nostra…….? Ma no! ………..Lui è pulitissimo!!!
    ……PROPONGO LA SANTITA’!
    Ahahahahahahahaahahahahahahahha…..

    Ma vi piace così tanto ?
    E allora facciamo Berlusconia da una parte, e l’Italia dall’altra. Vi portate la Lega, i fascisti (scusate la ripetizione) e qualche altro “politico illuminato” (non dimenticate le puttane, ma che ve lo dico a fare ?!?) e la facciamo finita…

    Bravo Lillo, all’ironia si replica con l’ironia, perchè se passiamo alle cose serie c’è solo da piangere.
    Infatti, Brusca dice, parlando col cognato, che Berlusconi e Dell’Utri non c’entrano con le stragi del 1993, perché c’è stato un “prima e un dopo” e, tra “il prima e il dopo” un periodo di interregno anarchico nel quale, in assenza dello Stato, la mafia rimase senza riferimenti politici.
    Ma quello che sicuramente, però, Brusca non dice è che Dell’Utri e Berlusconi non avessero nulla a che fare o fossero del tutto estranei alla mafia; anzi sostiene l’esatto contrario sottolineando con chiarezza l’esistenza di quel filo diretto attraverso il famoso “stalliere” Mangano, all’epoca, accertata e non contestata testa di ponte milanese del potere criminale e mafioso isolano.
    Brusca afferma, ancora, che non era solo la mafia a volere le stragi ma anche la politica deviata di destra, di sinistra e pure istituzionale che temeva il controllo di legalità sui suoi rapporti occulti con la criminalità organizzata (individua in Mancino il referente politico istituzionale del “prima” e in Berlusconi e Dell’Utri i referenti politici del “dopo”).
    Naturalmente i media di regime preferiscono soffermarsi preferibilmente e, direi, quasi esclusivamente sulla irresponsabilità dell’attuale premier per le stragi, facendo finta di dimenticare che Brusca,sostanzialmente conferma, con la sua dichiarazione, la trattativa della mafia con lo Stato, l’esistenza del “papello”, i contatti con i vecchi ed i nuovi referenti politici e, perciò, conferma indirettamente quanto risulta dalla documentazione prodotta da Ciancimino Jr., la cui autenticità è stata acclarata da quello stesso RIS dei Carabinieri che, poi, ha scoperto la falsità di quell’unico documento su De Gennaro. Ma il premier ha ben poco da lamentarsi, perchè ha avuto una buona occasione per dimostrare la sua estraneità e l’ha sprecata. L’unica volta, infatti, che il procuratore Ingroia è andato a Roma per interrogarlo sull’argomento, si è avvalso (consigliato dal solito Ghedini) della facoltà di non rispondere, come il primo o l’ultimo dei nostrani capi- bastone !
    Per fortuna degli italiani, la partita non è ancora chiusa e sta ora ai giudici (di Palermo, Caltanissetta e Firenze, ognuno per la loro competenza) stringere il cerchio su testimoni e dichiaranti per chiarire i controversi episodi della falsificazione del documento su De Gennaro e della presenza dell’esplosivo in via Torrearsa oltre che ulteriormente approfondire e riscontrare le confessioni dei pentiti Brusca, Spatuzza e ora anche del neo-pentito Tranchina, autista dei Graviano che, a loro volta, saranno sentiti giovedì prossimo a Firenze.

    Con tutta questa ironia c’è poco da scherzare.
    Prima del ’93 Berlusconi non era certamente il riferimento della mafia, ma la cassaforte dove riciclare il denaro investito (mi pare che si chiamava EDILNORD) nella costruzione di Milano con l’appoggio di Craxi.

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