Vademecum per evitare guai | Il paradosso dei boss spiati - Live Sicilia

Vademecum per evitare guai | Il paradosso dei boss spiati

I mafiosi trapanesi predicavano prudenza e nel frattempo venivano intercettati.

L'INCHIESTA
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PALERMO – Il “Mercatone Diffusione Moda” gestito da Gaspare Como, le pompe funebri di Giuseppe Tilotta, l’agenzia di disbrigo pratiche di Antonino Triolo, bar, case al mare, aziende agricole e terreni nelle campagne di Castelvetrano.

I boss del Trapanese si riunivano in luoghi molti frequentati o, al contrario, isolati e difficili da raggiungere. Due situazioni agli estremi nella speranza di evitare di essere intercettati. Non ci sono riusciti.

La cifra del paradosso arriva proprio da una conversazione spiata dagli investigatori. Nel novembre 2014 Tilotta spiegava a Como, cognato di Matteo Messina Denaro, quali fossero i suoi accorgimenti riceveva consigli. Ne è venuto fuori una sorta di vademecum contro i guai giudiziari che, però, non sono riusciti ad evitare. Como e Tilotta sono due dei ventuno fermati nel blitz di carabinieri, poliziotti e agenti della Dia, coordinato dalla Procura di Palermo.  

Regola numero uno: non parlare in macchina e quando non se ne può proprio fare a meno alzare il volume della radio.
“No.. non c’è niente … anche perché qua dentro io non parlo … quando che è … musichetta”

In caso di incontri riservati mai portare con sé il telefonino. Meglio che una terza persona lo porti lontano dal luogo dell’appuntamento. Agganciando una cella telefonica diversa depisterà le indagini.
“Il telefono… dipende dove è lo lascio. Questi sono pericolosi… se devi fare un imperugghio lo prendi, lo dai ad uno… io sono… tu vattene verso Palermo che poi loro prendono le celle”; “… sono pericolosi. Ci credi che non mi viene l’impeto… sono due anni e mezzo… non mi viene neanche più di cercarlo”.

Quando si commette un reato cancellare ogni traccia.
“A parte che quando… la qualsiasi cosa. Tu i vestiti quando hai finito li devi bruciare. Oppure fumare in un posto… anche sputare… mai. Niente”.

Quando si fissa un appuntamento bisogna inventare un pretesto compatibile con il luogo dell’incontro. Ad esempio simulare l’acquisto di indumenti nel negozio di Como.
“Ci dissi: Aspà… dammi uno scatolo di camicie vuoto, ci sono le telecamere lì… mi vedono uscire; minchia mi disse: tu lunga la sai. Ci dissi:… che dobbiamo essere minchia. Tieni… ti do due camicie”.

Utilizzare sempre dei soprannomi per celare l’identità degli interlocutori. Ad esempio, Como diventava “Panda” per via del modello di macchina che utilizzava.


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