"Vi racconto il Festino di Palermo, bellissimo e senza soldi" - Live Sicilia

“Vi racconto il Festino di Palermo, bellissimo e senza soldi”

Parla il professore Maurizio Carta, assessore in pectore e coordinatore dell'evento.
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Professore Maurizio Carta, la prima domanda è politica: lei sarà assessore dell’erigenda giunta Lagalla?
“Deciderà il sindaco e penso che abbia già le idee chiare”.

Maurizio Carta, comunque, sarà nella squadra. Urbanista molto apprezzato, con un solido rapporto di stima e di amicizia che lo lega a Roberto Lagalla: è una scommessa su cui puntare facilmente. Intanto, da coordinatore del comitato artistico del Festino, un po’ ce lo racconta. Perché U’ Fistinu è la favola bella di Palermo. Comincia con il suo ‘C’era una volta’, con la peste, il dolore e la paura, e finisce in un mare di luce, salvezza e speranza. Una trama che ci comunica un fremito vero e profondo, soprattutto in tempo di pandemia.

Professore, come sarà il Festino di Palermo che potremmo definire quattrocento meno due, visto che il quattrocentesimo anniversario cadrà proprio fra due anni?
“Corale, questa è la parola che mi viene in mente. Capace di coinvolgere e di narrare tutta la città, grazie alla compartecipazione di artisti, istituzioni e associazioni. Abbiamo cominciato a lavorarci ventitré giorni fa, senza soldi e con poco tempo”.

Senza soldi e in poco tempo. Non sembra un incipit ottimista…
“Come è noto, il Comune di Palermo non ha un bilancio approvato. Siamo stati aiutati dalla Città metropolitana, dalla Regione, dalla fondazione ‘Federico II’. Tutte le prestazioni sono state pagate”.

Il tema?
“Il canto contro la peste, che è l’elemento centrale della vita della Santuzza e che, in questo ritorno, dopo due anni di Covid, assume un significato storico preciso e particolare. Non c’è solo il Covid, beninteso. Pestilenza è la povertà, come la mafia, come tutto quello che offusca la bellezza della nostra bellissima Palermo. Era necessario dare sfogo a simili sentimenti dopo lo stop. La città attende una invocazione. Il carro sarà una sorta di strumento musicale itinerante, con le orchestre che punteggeranno ogni tappa”.

Ma lei non è preoccupato per l’assembramento prevedibilissimo, foriero di prevedibili contagi?
“Questa preoccupazione noi l’avvertiamo minuto per minuto. Non a caso ci sono stati diversi incontri al Comitato per l’ordine e la sicurezza. Ricordo che è stata decretata la fine dello stato d’emergenza e che non ci sono disposizioni normative che impongano restrizioni. La mascherina è fortemente raccomandata, lo stesso sindaco lo ha ripetuto fino a sgolarsi. I volontari della Protezione civile saranno lì per distribuirla a chi la volesse e ne fosse sprovvisto. Abbiamo fatto di tutto per garantire la sicurezza. Abbiamo pure pensato di fermarci. Ma è stata più forte la richiesta della città che vuole il ritorno del Festino tradizionale”.

Alcuni medici, proprio perché preoccupati, non parteciperanno alla processione.
“Ma i medici ci saranno, perché sono loro che affrontano la peste sul campo di battaglia. E due esponenti del personale sanitario saranno con il sindaco per gridare con lui ‘Viva Palermo e Santa Rosalia’”.

Quali saranno i punti più significativi?
“Si comincerà la mattina alle otto e mezza, con due narratori che daranno il via alla giornata. I momenti tradizionali saranno sostenuti, come dicevo, dal Carro che dialogherà, nelle varie tappe, con la popolazione. Sarà la giornata del popolo di Palermo. Contiamo di sparare i primi fuochi d’artificio intorno a mezzanotte e mezza”.

Come sarà il Festino tra cinque anni? E come sarà Palermo?
“Cinque anni sono tanti. Lo sguardo non arriva fino a lì. Tra due anni, posso anticiparle, avremo il Festino dei Festini, per il quattrocentesimo anniversario. Nelle nostre idee, durerà per giorni e sarà celebrato con solennità, sperando di avere ogni cattivo pensiero alle spalle. La storia del Festino è la storia di Palermo”. (Roberto Puglisi)


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Commenti

    Quattrocento anni di infezione virali e morti da assembramento

    Sì, però il Covid ci ha fatti neri. E il timore che alla fine sarà il virus a fare festino è più che lecito se confrontiamo i numeri della pandemia di questi giorni con quelli di metà luglio dell’anno scorso.

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