Via D'Amelio, il giorno di Borsellino | Una folla in cerca di verità FOTO - Live Sicilia

Via D’Amelio, il giorno di Borsellino | Una folla in cerca di verità FOTO

Tanti palermitani e autorità sul luogo della strage del 1992. Alle 16.58 il silenzio. LE FOTO.

LA COMMEMORAZIONE
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PALERMO – In via d’Amelio è un giorno di festa, di rabbia, di sete di verità. Ancora, nel ventiseiesimo anniversario della morte di Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta, qui si cerca un colpevole. Sul palco, tra il pubblico, tra i tanti volontari ai gazebo, la parola che torna di più è una: “depistaggio”. Nel pomeriggio si susseguono rappresentazioni teatrali, letture, canzoni, tutte dedicate alla memoria di questi lunghi anni che Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, ha definito “muti”. “Quella che chiamate Seconda Repubblica è nata con un peccato originale, che è nel sangue di mio fratello Paolo”, ha detto.

Il fratello del giudice ha poi proseguito, definendo Paolo come un “soldato di guerra che non è morto al fronte. Nessun nemico: è stato colpito vilmente alle spalle, da quelli che credeva amici”. “Mio fratello – ha aggiunto – è stato sacrificato sull’altare della trattativa. Se fosse stato ucciso dal ‘nemico’ non ci sarebbe una via D’Amelio. Non saremmo qui con queste agende rosse a chiedere verità e giustizia. E queste sono ferite che non si rimarginano, sono ferite che fino alla fine della nostra vita continuano. Qualcuno ha detto che sono un professionista dell’antimafia, io invece sono qui perché mia madre chiese a me e a mia sorella Rita di parlare di Paolo”. Plauso infine alle parole di Fiammetta Borsellino, la nipote, che ha parlato di “omertà dello Stato”: “Finalmente i miei nipoti stanno parlando. All’Italia è stato sottratto un magistrato, a loro è stato strappato un padre”.

Dello stesso parere è il procuratore nazionale Antimafia Federico Cafiero de Raho: “Il depistaggio c’è stato e lo ha detto una sentenza. Ma c’è un impegno di tutti per trovare la verità. La rabbia deve convertirsi in condivisione di un messaggio, dobbiamo coinvolgere tutti coloro che fanno finta di non vedere”. In via D’Amelio c’è anche il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede : “Siamo qui per far vedere che lo Stato c’è, abbiamo il dovere di dare giustizia dopo 26 anni alla famiglia e a tutta l’Italia”. “A questi giovani – ha aggiunto il guardasigilli – dobbiamo chiarire la storia italiana degli ultimi vent’anni, perché se resterà oscuro il passato, ancor più cupo sarà il futuro”.

Davanti alla folla riunita, con le agende alzate, dopo l’elenco dei nomi delle vittime, alle 16.58 è suonato il silenzio, nell’ora esatta in cui, nel 1992, l’autobomba mise fine alla vita del magistrato.

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