Tangenti nella sanità siciliana: Fabio Damiani ha confessato

Tangenti nella sanità: Fabio Damiani ha confessato

L'ex manager dell'Asp ha parlato con il pm il 20 e 26 novembre scorsi

PALERMO – Fabio Damiani ha confessato. L’ex manager dell’Asp di Trapani e responsabile della Centrale unica di committenza della Regione siciliana, detenuto dallo scorso maggio, ha ammesso di avere intascato tangenti per favorire alcune società nell’aggiudicazione di appalti pubblici milionari.

Le sue confessioni rese al procuratore aggiunto Sergio Demontis e ai sostituti Giovanni Antoci e Giacomo Brandini sono datate 20 e 26 novembre scorsi. Resta da capire, ma è ancora top secret, se l’ex manager abbia anche iniziato a fare emergere altre responsabilità oltre alle sue.

Esistono infatti due fascicoli aperti dalla Procura della Repubblica di Palermo. Il primo è già giunto alla fase processuale visto che Damiani, così come gli altri imputati, dopo la richiesta di giudizio immediato, ha scelto di essere processato in abbreviato.

Ed è nell’ambito di questo processo che nei prossimi giorni dovrebbero essere depositati i due verbali di Damiani che riguardano i favori resi alle imprese Tecnologie Sanitarie, Siram e Pfe. Subito dopo il suo arresto Damiani aveva ammesso di avere ricevuto 37 mila euro, minimizzando il suo ruolo e le cifre delle tangenti incassate. Ora ammette tutte le contestazioni.

Ma c’è un altro fascicolo aperto dai pubblici ministeri. Si indaga ancora su una miriade di appalti, piccoli e grandi, che sarebbero stati controllati in maniera illecita. Nel fascicolo sono già confluiti i tre verbali di Salvatore Manganaro, l’imprenditore agrigentino che di Damiani è stato il referente.

L’arco temporale dell’inchiesta ancora in corso copre circa un decennio, fino ai giorni nostri. Se Damiani dovesse decidere di collaborare con la giustizia potrebbe esserci un terremoto visto il suo ruolo chiave nella gestione delle commesse pubbliche.

Nei mesi scorsi, come ha raccontato Livesicilia, Damiani ha scritto ai magistrati definendosi vittima di un sistema in cui l’ingerenza della politica era ed è totale. Nella missiva faceva nomi e cognomi di politici, con incarichi istituzionali, che avrebbero fatto pressioni sia per le nomine nella sanità che per la gestione delle gare.

Allora, però, era apparso come un tentativo estremo di difesa. Ora invece, il 20 e il 26 novembre scorsi, è arrivata la confessione. Resta da capire se Damiani vorrà o meno collaborare appieno con la giustizia, dando seguito alla lettera o se si limiterà ad ammettere le proprie colpe.

Nel frattempo la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di Antonio Candela. L’ex manager del’Asp di Palermo e da ultimo ex responsabile della cabina regionale per l’emergenza Covid resta ai domiciliari. Il procuratore generale della Cassazione aveva chiesto l’annullamento con rinvio della decisione del Riesame che aveva confermato la misura cautelare, limitatamente alle esigenze cautelari e non per i gravi indizi di colpevolezza. La difesa, però, rappresentata dall’avvocato Giuseppe Seminara, ha deciso di ritirare il ricorso.


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