8 marzo, non dibattiti ma impegno per la libertà delle donne

8 marzo, dibattiti e mimose? Meglio un impegno per la libertà delle donne

I temi della democrazia paritaria vanno messi al centro ogni giorno
LA FESTA DELLE DONNE
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L’8 marzo, così come il 25 novembre, sono date ‘dense’ in cui si snodano su tutto il territorio convegni e dibattiti aventi per oggetto le donne. Due giornate la cui celebrazione nel calendario è il frutto di anni di impegno e di conquiste, ma anche il promemoria necessario di quante battaglie per i diritti e le libertà devono ancora essere fatte. Ma, un po’ come San Valentino, fa piacere la festa ma serve che poi l’amore venga praticato ogni giorno. Non soltanto “promesso” nel giorno segnato nel calendario.

Occupazione femminile, gravi ritardi

I giorni da segnare in rosso sul calendario dovrebbero essere quelli degli impegni raggiunti, dei diritti conquistati. Delle donne salvate dalla violenza. Sull’occupazione femminile ad esempio, dove in Italia – ed ancora di più al Sud – siamo davvero indietro rispetto alla media europea ed i divari di genere aumentano anziché diminuire. Abbattere questo divario dovrebbe essere una priorità del Paese. Dovrebbe essere l’impegno di tutti. Le promesse anche nel PNRR erano tante, a partire dai criteri di nuova occupazione femminile previsti dall’art.47 del dl 77/2021 che ha previsto la quota del 30% di assunzioni di donne e giovani in progetti finanziati dal Programma. Impegno disatteso nei fatti, tanto che è dovuto intervenire pure il Consiglio di Stato con la sentenza n. 850 dello scorso 26 gennaio.

Poche donne nel “mercato del lavoro”

La bassa partecipazione femminile al mercato del lavoro è una delle cause delle debolezze dell’economia italiana. E non è un tema di equità ma di sviluppo: ad un livello inadeguato di donne occupate corrisponde crescita bassa, debito alto e forti disuguaglianze. E lo stesso accade per il 25 novembre, dove contiamo le vittime di violenza di genere chiedendo ogni volta un deciso cambio di passo. Se ne parla nei dibattiti, si diffonde il 1522, si inaugurano panchine. Ma il loro numero aumenta e non conosce sosta.

Un fenomeno strutturale

La violenza di genere, lo evidenziano la distribuzione territoriale e la frequenza, ma anche il dato intergenerazionale e culturale, è un fenomeno strutturale e non più emergenziale, che poggia le sue radici sulla mancanza di rispetto per la Persona in una società sempre più deviata sul possesso. I temi da trattare e gli impegni da prendere sono tanti: la questione dell’occupazione femminile e della diversità di trattamento retributivo e quello della violenza di genere, che sono strettamente connessi tra loro. Ed interconnessi al tema della maternità.

I due fronti su cui agire

Perché una donna non indipendente economicamente è una donna che non ha i mezzi per ribellarsi alla violenza e non ha i mezzi per essere libera di scegliere per la sua vita. E diventa ancora più a rischio di esclusione dal contesto socio-economico in cui vive quando ha dei figli. Per contrastare le occasioni di violenza, diventa fondamentale  agire su due fronti. Da un lato l’educazione al rispetto e alla cura reciproca come valori fondanti della società, dall’altro occorre operare per rafforzare la cultura economico-finanziaria delle donne attraverso iniziative di educazione finanziaria dedicate e promuovere esperienze di reinserimento delle donne vittime di violenza nel mondo del lavoro.

Gli obiettivi da raggiungere

Non ci bastano due date all’anno. Siamo un po’ stanche di mimose e dibattiti. E di luci che poi si spengono. Vorremmo invece che ogni giorno dell’anno vengano finalmente messi veramente al centro dell’agenda politica i temi prevalenti della democrazia paritaria, facendo – con l’impegno di tutte le forze politiche e coinvolgendo a pieno associazioni e società civile – un preciso calendario di obiettivi da raggiungere. E diventino questi obiettivi i giorni da celebrare, da segnare in rosso sul calendario.

Dalle parole a impegni precisi

Ci piacerebbe che i dibattiti odierni portassero come risultato impegni precisi, come l’aumento della dotazione del reddito di libertà per le donne (decisamente incapiente sia a livello nazionale che ancor più a livello regionale, dove ha ricevuto meno attenzione delle ’sagre di paese’) o il sostegno ai centri antiviolenza e che agissero efficacemente nella realizzazione di strumenti efficaci a rendere indipendenti ed equamente retribuite le donne. Ecco allora si che ne sarà valsa la pena di ornare i tavoli con mimose. E magari per il prossimo 8 marzo sarebbe bello portare come omaggio alle donne siciliane la legge sulla doppia preferenza di genere e, perché no, un’equa rappresentanza di genere nelle istituzioni ed in politica.

*l’autrice è responsabile Pnrr del Pd Sicilia


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