Il Tribunale civile di Palermo ha emesso due sentenze di condanna nei confronti del ministero della Salute e di risarcimento del danno in favore di due persone contagiate di epatite C a causa di trasfusioni di sangue infetto. In particolare il ministero dovra’ risarcire 547 mila euro a un lampedusano e 529 mila euro a una donna di Ravanusa. Le trasfusioni infette sarebbero state somministrate nel corso di interventi chirurgici effettuati rispettivamente alll’Ospedale “Molinette” di Torino e al Policlinico di Palermo. Le trasfusioni risalgono al 1983 e al 1986 e solo ora si e’ conclusa una durissima battaglia legale. Il Tribunale ha sancito che spetta al ministero della Salute il compito di vigilare sulla raccolta e sulla distribuzione del sangue e degli emoderivati da destinare alla somministrazione. Il ministero, difeso dall’Avvocatura di Stato, ha sostenuto che “in capo allo stesso non poteva riconoscersi alcuna colpa nella causazione del danno”, in quanto all’epoca della trasfusioni il virus dell’Epatite C non era stato ancora classificato. Ma per i giudici il ministero della Salute avrebbe dovuto vigilare e controllare – secondo le tecniche al tempo note – sulla sicurezza del sangue e dei suoi derivati, in modo da ridurre il rischio infezioni post-trasfusionali.
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