Ars, il voto segreto colpisce ancora: cade il ddl sul terzo mandato

Ars, il voto segreto colpisce ancora: cade il ddl sul terzo mandato ai sindaci

Sala d'Ercole
Il centrodestra si spacca. Le reazioni
palazzo dei normanni
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PALERMO – Il voto segreto colpisce ancora all’Ars. Il ddl che introduceva la possibilità del terzo mandato per i sindaci dei comuni siciliani con popolazione tra cinquemila e 15mila abitanti è caduto nella trappola dei franchi tiratori.

Ars, il voto segreto colpisce ancora

Alla prima votazione su un emendamento soppressivo dell’articolo 1, nucleo fondante della legge, il Movimento cinque stelle, con Nuccio Di Paola, ha chiesto il voto segreto: 43 i voti favorevoli all’emendamento soppressivo, 18 i contrari. Il governo e la commissione Affari istituzionali, temendo il peggio, non si sono espressi, rimettendosi alle decisioni dell’Aula. Bocciata per la seconda volta nel giro di poche settimane, quindi, la norma sul terzo mandato che era stata inserita anche nel ddl Enti locali e che già in quell’occasione era finita sotto ai colpi del voto segreto.

I numeri di Sala d’Ercole

Al momento del voto Pd e Movimento cinque stelle erano presenti con 21 deputati: circa una ventina, quindi, i franchi tiratori nelle file della maggioranza. La distanza è abissale, inutile anche tentare la classica ricerca del franco tiratore: sui 61 votanti, il centrodestra si è fermato a 12. Ai 18 voti, infatti, vanno sottratti i tre deputati di Sud chiama nord e altri tre parlamentari del Pd, dichiaratamente favorevoli al terzo mandato. Presenti in aula, ma non votanti, oltre a Galvagno, anche Gianfranco Miccichè (Misto), Nuccia Albano (Dc) e Nicola D’Agostino (Forza Italia).

La riforma della dirigenza torna in commissione

Dopo il voto il presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno, è passato al ddl di riforma della burocrazia regionale. Il clima, però, non era dei migliori e così il governo ha prudentemente dato l’ok al ritorno del testo in commissione Affari istituzionali. “Quella della burocrazia regionale è una delle riforme più importanti – ha spiegato il vice presidente della Regione Luca Sammartino -. In queste ore c’è un dialogo tra governo e sindacati. Accolgo con favore, quindi, la possibilità di un rinvio del testo in commissione. Auspico che questo ulteriore approfondimento possa aiutare anche il percorso del ddl”.

Pd e Movimento cinque stelle all’attacco subito dopo il voto, e al coro si è unito anche Cateno De Luca, leader di Sud chiama nord, che era comunque favorevole al terzo mandato. Per il centrodestra parla il deputato di Forza Italia Marco Intravaia: “Si tratta di un’ingiustizia evidente nei confronti dei sindaci siciliani – afferma -. È assurdo non approvare questo ddl e non recepire la norma nazionale. Una discriminazione nei confronti dei nostri sindaci ai quali dovrebbe essere consentito di sottoporsi al giudizio popolare alle stesse condizioni dei loro colleghi italiani”. Delusione anche da parte di Anci e Ali Sicilia.

De Luca (M5s): “Schifani non può governare”

“La bocciatura con numeri bulgari del ddl sul terzo mandato per i sindaci fino a 15 mila abitanti è l’ennesima prova che il governo Schifani non ha più, e da tempo, i numeri per governare la Sicilia”, afferma il capogruppo del M5S all’Ars Antonio De Luca -. Quarantatré voti per affossare il disegno di legge sono un’enormità e dicono chiaramente che la maggioranza si è ormai letteralmente liquefatta”.

“Se a questo si aggiungono gli scandali e le inchieste giudiziarie – aggiunge – che con puntuale e preoccupante ripetitività travolgono l’esecutivo, la maggioranza o comunque uomini molto vicini ad essa, ci chiediamo come Schifani pensa di potere andare avanti per adottare provvedimenti in grado di dare risposte ai problemi dei siciliani. Se il presidente ha a cuore il bene della Sicilia abbia un sussulto di orgoglio e stacchi la spina a questo esecutivo ormai in coma profondo”.

Di Paola: “La maggioranza non esiste più”

In casa Cinquestelle parla anche Di Paola, promotore dell’emendamento che ha affossato il ddl. “Come volevasi dimostrare, la maggioranza del presidente Schifani non esiste più – sottolinea -. La bocciatura odierna è l’ennesimo disastro della destra che antepone logiche personalistiche alle reali esigenze di 5 milioni di siciliani”.

Nuccio Di Paola
Nuccio Di Paola

Catanzaro (Pd): “Per governo e maggioranza ennesima Waterloo”

“I numeri parlano chiaro, la maggioranza ha votato contro sé stessa, per il centrodestra e il governo Schifani è stata l’ennesima Waterloo”. Lo dice Michele Catanzaro capogruppo del Pd all’Ars. “Ma come fanno a non avere la percezione della realtà?”, aggiunge Catanzaro. “In aula c’erano circa 40 deputati di maggioranza – prosegue – la norma ha avuto solo 18 voti a favore. Era prevedibile che il ddl sarebbe stato bocciato, ma era difficile immaginare numeri così imbarazzanti per il centrodestra. E adesso non inizino a prendersela con il voto segreto, i problemi sono tutti dentro la maggioranza”.

Cateno De Luca: “Si vada al voto”

Cateno De Luca rincara la dose: “Una maggioranza incapace perfino di ricomporre le proprie faide interne e di garantire il funzionamento regolare della Giunta. Il presidente Schifani dovrebbe prendere atto di una realtà ormai evidente, la sua maggioranza non esiste più”. per il leader di Scn “l’unica via che resta è quella del voto”.


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