Sulla strada di Palazzo d’Orleans e Palazzo delle Aquile – simbolo delle sfide che verranno per la Regione e per Palermo – il caotico centrosinistra siciliano è al bivio tra la capacità di competere e l’inerzia assai poco soddisfacente degli ultimi anni. Una dinamica che ricorda ai più l’innato talento, in quella declinazione della politica, di farsi del male da soli, all’insegna del tafazzismo. Un’attitudine che si trasforma, agli occhi di molti, a torto o a ragione, in un manifesto dell’inaffidabilità.
Il nodo Palermo
Cominciamo da Palermo. L’ex sindaco Leoluca Orlando, in una intervista al nostro giornale, ha tirato le orecchie alla coalizione. “Sono necessarie le primarie per scegliere il candidato sindaco – ha detto – e vanno organizzate in fretta. Non un mese o quindici giorni prima del voto, per poi ragionare sulla circostanza che ormai è troppo tardi. Primarie un anno, un anno e mezzo prima, in modo da permettere al prescelto di vivere intensamente la città e prepararsi al meglio con i suoi progetti, con la sua visione”.
Un appello-richiamo che conferma il rapporto non idilliaco di Orlando con i maggiorenti del centrosinistra, ponendo, però, un punto prettamente politico. Si rende necessario, secondo colui che definì il marchio della Primavera, muoversi per tempo col massimo della legittimazione popolare acquisibile. Altrimenti, sarà più difficile sperare di giocarsi la partita. Le ultime esperienze sono state segnate da ritardi, equivoci, errori.
I malumori nel Pd
I malumori congressuali del Pd, con la loro onda lunga, sono risaputi. Come ha raccontato il nostro Salvo Cataldo, da Roma si difende Anthony Barbagallo, il segretario regionale, senza cedimenti, pur non chiudendo al dialogo.
“Al Nazareno – abbiamo scritto – cresce la preoccupazione per un partito che in Sicilia, a fronte di divisioni così profonde, potrebbe arrivare decisamente indebolito alle prossime scadenze elettorali. Lo sguardo di Roma è rivolto alle Regionali ma anche alle Politiche, che potrebbero essere più vicine rispetto alla scadenza naturale”.
Campo largo e… dintorni
Fibrillazioni Dem che si uniscono a quelle del cosiddetto campo largo. Ce n’è sempre una nuova all’ordine del giorno. L’ultima in cronaca politica, restando un po’ sottotraccia, al momento, le discussioni sulla candidatura di Ismaele La Vardera, leader di Controcorrente, chiama in causa i rapporti con il fumantino ‘Scateno’, al secolo Cateno De Luca, condottiero di Sud chiama Nord.
Anthony Barbagallo lo considera, a certe condizioni, un interlocutore potenziale, gli altri storcono il naso. Siccome a ‘Scateno’ piacciono i tuffi carpiati nelle polemiche altrui, in un’altra intervista con noi, ha trovato la sintesi urticante, piazzando il colpo: “Mi limito a un dato di fatto: altro che campo largo! Io sarei leader di un campo vastissimo”.
Si attende il successivo round, ma l’amalgama che ricorda ai più attempati le leggende sul mitico presidente Massimino sembra, per ora, una chimera. Riuscirà il centrosinistra siciliano a farsi del male ancora una volta?
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