Palermo, 87mila euro tolti a Iacolino. "Corruzione o ricettazione"

Gli 87.790 euro sequestrati a Iacolino. I pm: “Corruzione o ricettazione”

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L'atto di accusa dei pm di Palermo

PALERMO – Tre buste, una sacca e un borsello pieni di soldi legati con delle fascette. Per la precisione 87.790 euro custoditi a casa di Salvatore Iacolino. La Procura di Palermo ha disposto il sequestro preventivo della somma trovata al momento della perquisizione dei giorni scorsi, ritenendo che sia provento del reato di corruzione.

In sostanza il procuratore Maurizio de Lucia, l’aggiunto Vito Di Giorgio e i sostituti Bruno Brucoli, Gianluca De Leo e Maria Pia Ticino sono convinti che i soldi siano la conferma dell’esistenza del patto corruttivo fra il manager della sanità e l’imprenditore mafioso Carmelo Vetro. Un “mafioso moderno e invisibile”, lo definisce chi indaga.

Nel decreto di sequestro viene ricostruito il legame fra Vetro e Iacolino “connotato da una totale disponibilità di quest’ultimo nell’assecondare le richieste del primo, finalizzate ad avere aiuto per le esigenze economiche e le prospettive imprenditoriali della Ansa Ambiente”. Si tratta della società del cognato di Vetro, Antonino Lombardo, che sarebbe riuscita ad ottenere commesse pubbliche dietro il pagamento di tangenti al dirigente dell’assessorato regionale alle Infrastrutture Giancarlo Teresi.

“Vetro Carmelo ha sfruttato sistematicamente Iacolino per instaurare, mantenere e rinsaldare rapporti interpersonali con figure apicali dell’amministrazione regionale, nel settore dei lavori pubblici e della sanità – scrivono i pm – nel proprio interesse e in quello di persone a lui vicine, come nel caso dell’imprenditore Giuseppe Aveni”.

Il manager avrebbe messo a disposizione i suoi contatti con amministratori locali (“A Menfi abbiamo degli amici… il vice sindaco”), burocrati (“appena hai l’appuntamento (con Salvatore Lizzio, dirigente generale dell’assessorato alle Infrastrutture ndr), politici come il deputato regionale di Forza Italia Bernadette Grasso, con il capo della Protezione civile regionale Salvo Cocina, con i direttori generale e amministrativo dell’Asp di Messina Giuseppe Cuccì e Salvatore Niutta.

“La piena disponibilità di Iacolino nei confronti dell’uomo d’onore favarese, evidentemente risalente nel tempo, era ricambiata da Vetro attraverso varie utilità, tra cui l’elargizione di somme di denaro in contanti, finanziamenti di campagne elettorali e promesse di assunzioni di soggetti segnalati direttamente o indirettamente dallo Iacolino”. scrivono i pm che contestano al manager anche l’ipotesi di concorso esterno in associazione mafiosa.

“Iacolino… la campagna elettorale l’ha avuta finanziata… lui e Tamajo pure quindi… intanto lo deve fare… poi se questo favore ce lo fa… poi si vede… però a me interessa che lui deve fare quello che noi gli chiediamo… punto…”: così diceva il boss. Sia Iacolino che l’assessore Tamajo hanno smentito con decisione che ciò sia accaduto. Si ipotizza anche il sostegno ad una futura campagna elettorale, quella del figlio di Iacolino per le amministrative di maggio ad Agrigento.

Per quanto riguarda le assunzioni non ci sono solo i cinque nominativi chiesti alla vice presidente della commissione regionale antimafia Grasso. Il 26 febbraio scorso vetro scriveva un messaggio a Iacolino: “Buonasera direttore come sta? Non ci vediamo da un po’… non so se può aiutarmi ma cerco un escavatorista per un lavoro duraturo se vuole suggerirmi qualcuno mi farebbe piacere”. Risposta: “Chiedo, buona serata”.

“Tra le varie utilità, quindi, si accertava esservi stata la promessa e l’effettivo pagamento di somme di denaro per un ammontare non del tutto quantificato – si legge nel decreto di sequestro – ma certamente compatibile con la somma rinvenuta presso l’abitazione dell’indagato”.

I pm si concentrano sulla figura di Vetro che “non ha necessità di ricorrere a espliciti metodi intimidatori né per infiltrarsi nell’economia pubblica né per dirimere eventuali dissidi con terzi non rispettosi del ‘codice d’onore’ di cosa nostra”. Da una parte “sfrutta un consolidato potere di intimidazione, guadagnato nel tempo grazie anche all’autorevolezza del padre (mafioso morto all’ergastolo ndr)”, dall’altro “coltiva rapporti con la politica e la pubblica amministrazione anche grazie all’appartenenza massonica. Vetro è un mafioso moderno, che ha una chiara strategia di invisibilità, ben attento a evitare inopportune esposizioni, consapevole dell’importanza di allacciare circuiti di potere apparentemente ‘puliti’, in una logica di scambio che relega la violenza ad ultima e sconsigliata soluzione”.

Iacolino ha sostenuto che i soldi sono frutto dei risparmi risalenti al periodo tra il 2009 e il 2014 quando è stato eletto europarlamentare per Forza Italia. Nel ricorso presentato i legali hanno aggiunto anche che il manager custodiva in casa anche i regali di matrimonio della figlia.

Una giustificazione bollata dai pm come “inverosimile e mira a celare, maldestramente, l’origine illecita della somma rinvenuta”. La Procura sottolinea che “Iaolino è un funzionario pubblico che dispone di redditi interamente tracciabili, accreditati su istituti bancari e il cui accumulo sottoforma di liquidità appare manifestamente non giustificato e sproporzionato. Dunque – se pure non si volessero ritenere le somme rinvenute profitto del reato di corruzione – deve ritenersi che, sulla scorta degli stessi elementi citati, l’ingente ammontare di contanti in banconote di diverso taglio variamente occultate, difettando giustificazioni plausibili circa la loro provenienza lecita, diviene elemento utile a corroborare il fumus commissi delicti del reato di ricettazione”.

Il collegio del Riesame, presieduto da Annalisa Tesoriere, ha dichiarato inammissibile il ricorso della difesa visto che era stato presentato contro un sequestro probatorio che nel frattempo è diventato preventivo. I legali presenteranno un nuovo ricorso.


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