Intervista a Marco Falcone: candidatura, Schifani-bis

Marco Falcone, Forza Italia e Palazzo d’Orleans: “Schifani si è isolato”

Marco Falcone Renato Schifani
Intervista all'europarlamentare. Che risponde sulla candidatura
L'INTERVISTA
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4 min di lettura

Onorevole Falcone, è vero – come si sussurra in certi corridoi – che lei punta alla presidenza della Regione?
“Totonomi e fantapolitica non mi hanno mai appassionato, la risposta è comunque no. Sto bene dove sto, mi piace servire la mia terra da eurodeputato a Bruxelles, in un momento storico complesso, ma da cui dobbiamo trarre più opportunità possibili”.

Marco Falcone, europarlamentare e vice capo delegazione azzurro al Parlamento UE, è il pungolo di Forza Italia in Sicilia. E non solo. Più di una volta ha inviato delle cartoline pubbliche per chiedere un ‘cambio di passo’. Ma lui spiega che non si tratta di una mossa tattica per ottenere il via libera per Palazzo d’Orleans.

Come stanno le cose, allora?
“Stanno così: mi sono candidato al Parlamento Europeo con l’obiettivo di aiutare la mia Sicilia, lì dove vengono assunte le decisioni che impattano su milioni di europei. Con la curiosità di osservare quel mondo da vicino e di incidere. Le Europee sono state anche un’occasione per verificare il consenso fra la gente. Oggi posso dirle che sono impegnato su vari dossier importanti per il Gruppo PPE, per esempio da relatore sulle politiche di concorrenza UE, oppure sulla tassazione del tabacco. Stiamo facendo una battaglia tutta italiana sull’euro digitale, la moneta del futuro. Sono impegnato sia in Parlamento che in tutto il collegio, cioè Sicilia e Sardegna”.

Un contesto, fra Strasburgo e Bruxelles, diverso dall’Ars di questi giorni…
“L’agenda qui è regolare. Noi sappiamo cosa faremo in un giorno determinato, tra un anno o due. Ci sono differenze profonde innegabili. L’Ars è il Parlamento più antico del mondo, vi ho lavorato per sedici anni. Ne conosciamo i pregi, ma anche i limiti. Quello che accade oggi è lo specchio di scenari politici su cui abbiamo già preso posizioni chiare. Ne ho parlato, come sa, anche con il presidente della Regione, non ottenendo purtroppo le risposte che mi aspettavo. Vorrei fare un ragionamento complessivo a riguardo”.

Prego.
“Questa legislatura, come si ricorderà, è nata dopo le divisioni e le fibrillazioni del governo Musumeci. Doveva essere un’opportunità per rinsaldare la coalizione di centrodestra, guidata da Renato Schifani, uomo delle istituzioni, figura prestigiosa e autorevole. Due obiettivi in ordine di mera elencazione: favorire la serenità di tutti e governare al meglio. Da qualche tempo il primo è venuto a mancare, di conseguenza anche il secondo ne risente”.

Perché, secondo lei?
“Perché il presidente della Regione, magari in buonafede, si è sempre più isolato all’interno di Palazzo d’Orleans. Non parla con i partiti, né con il suo partito, e neppure con le classi dirigenti che hanno una visione d’insieme e che non si limitano al ruolo fondamentale dei parlamentari regionali, anch’essi trascurati. Si è creato un clima che rischia di offuscare quelle cose buone che il governo Schifani è riuscito a fare”.

Che lei riconosce.
“Certo, vi ho anche contribuito nei primi due anni. Lo dissi in tempi non sospetti che il presidente Schifani, per il suo rigore, per la sua serietà, per le sue capacità, sarebbe riuscito a programmare un’azione di risanamento e sviluppo”.

Non è ingeneroso pensare che sia tutta ‘colpa’ sua, per gli aspetti critici?
“Infatti io non lo penso. Ci sono tanti, anche all’Ars, che dovrebbero interrogarsi, anziché puntare il dito e poi andare a chiedere qualcosa per se stessi. Io credo, però, che l’isolamento del presidente, accanto a una certa tendenza all’autoassoluzione, sia il farmaco politico che peggiora il malato. In un momento in cui – passiamo dalla metafora alla realtà – la nostra sanità è in grave sofferenza. Mentre in tanti altri settori i siciliani pongono delle aspettative che meritano risposte chiare ed efficaci”.

Secondo lei come dovrebbe agire il presidente Schifani?
“Ma guardi, non si tratta di dare giudizi o suggerimenti, ma di fotografare la realtà. Sarebbe utile per tutti un’azione di raccordo con i partiti, senza preclusioni verso nessuno, a partire dal suo stesso partito. Forza Italia è un grande partito, non una fastidiosa appendice di fine giornata, un problema da scansare. Certo, non ha giovato neppure l’assenza di una guida regionale del partito autorevole e pienamente legittimata. Presto incontrerò il presidente Tajani, gli avanzeremo delle proposte che mi riservo di comunicare. A breve chiederemo anche la convocazione della segreteria regionale di Forza Italia. Non c’è stata neppure una riunione da quando è stato nominato l’attuale commissario, quindi ormai da tre anni”.

Lei ritiene che il presidente Schifani debba essere ricandidato dal centrodestra, visto che riconosce l’efficacia del suo lavoro?
“Prima di porci il problema del bis, dovremo rilanciare l’azione di governo regionale che soffre di molte lacune. Poi, cinque-sei mesi prima della scadenza, ne riparleremo, per le opportune e naturali valutazioni di Forza Italia e della coalizione”.

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