Palermo, "truffa all'Università": respinta la richiesta di sequestro

“Truffa nei progetti all’Università”, respinta la richiesta di sequestro

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Lo ha deciso il Tribunale del Riesame

PALERMO – Niente sequestri. Il Tribunale del Riesame non accoglie il ricorso della Procura europea dopo il no da parte del Gip alla richiesta di misure reali nei confronti di Vincenzo Arizza, Antonio Fabbrizio, Stefania Fanara e della Bioimmun, legalmente rappresentata da Alberto Di Maio. Sono difesi dagli avvocati Vincenzo Lo Re e Michele De Stefani. L’inchiesta è quella sulla presunta truffa dei fondi europei nei progetti di ricerca dell’Università di Palermo.

Università, Arizza al centro della presunta truffa

Arizza è professore ordinario e direttore del dipartimento Stebicef (Scienze e Tecnologie Biologiche, Chimiche e Farmaceutiche) dell’Università ed avrebbe avuto un ruolo chiave nelle presunte truffe milionarie. Fabbrizio, secondo l’accusa, sarebbe amministratore e gestore di fatto della “Associazione Progetto Giovani” e della “Associazione Più Servizi Sicilia”. Fanara è rappresentante legale della Associazione Più Servizi Sicilia

I pm hanno fatto ricorso per tutti tranne per la Bono&Ditta spa e Gesan che pur respingendo l’accusa, hanno versato a garanzia un milione seicento mila euro. Non si conoscono le motivazioni, ma è presumibile che il Riesame abbia condiviso l’impostazione del giudice per le indagini preliminari.

“Non c’è periculum in mora”

Secondo il Gip, che ha respinto anche le richieste di arresti, non c’è un periculum in mora che giustifichi il sequestro “in considerazione della natura pubblica di tale ente (l’Università degli studi di Palermo) assistito da adeguate risorse finanziarie e della rilevanza pubblica del servizio offerto.


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