PALERMO – Un drappello di uomini semina il terrore fra San Lorenzo e Sferracavallo. Picciotti di mafia armati di Kalashnikov e bene organizzati. Ogni azione di fuoco viene pianificata. C’è una logica che va dal pizzo alla scalata al potere in un mandamento in cui c’è il vuoto doppio l’arresto dei fratelli Serio. Di pezzi grossi della mafia in libertà ce ne sono diversi, ma qualcuno andrebbe in direzione contraria alle gerarchie prestabilite.
Mafia e Kalashnikov
È un unicum in città. Da nessun’altra parte si sparano raffiche di Kalashnikov. Un’autorimessa con lavaggio in via Sferracavallo, un deposito di Sicily By Car in via San Lorenzo, il ristorante “Al Brigantino” sempre a Sferracavallo: tre bersagli diversi, stesso modus operandi ad opera di uomini travisati con cappellini e passamontagna.
Fra una raffica e l’altra, anche le esplicite richieste di pizzo con tanto di bottiglie di benzina lasciate davanti alle saracinesche di ristoranti, bar e tabaccherie. Probabilmente anche l’assalto con spaccata ai danni di una barberia, ancora una volta a Sferracavallo, fa parte della stessa strategia delle tensione.
Canni sciolti e scarcerati
Definirli cani sciolti è diventato riduttivo. Studiano i dettagli. Nell’ultimo caso hanno rubato una Fiat Panda rossa due giorni prima a Cefalù e dopo il raid in via Torretta l’hanno abbandonata in via Leonardo Pisano allo Zen. Erano in tre, uno è sceso dall’auto e ha iniziato a sparare.
In Procura, a Palermo, i magistrati coordinati dal procuratore Maurizio de Lucia e dall’aggiunto Vito Di Giorgio, si interrogano su chi sia il regista. È qualcuno che non si preoccupa del peso mafioso di gente come Calogero Lo Piccolo e Giuseppe Biondino, scarcerati per fine pena?
Le indagini su tutti gli episodi sono state affidate ai carabinieri. Anche l’ultimo, quello “Al Brigantino”, dove i rilievi sono stati eseguiti dalla polizia scientifica. Sono i militari del Nucleo investigativo a indagare sul mandamento di Tommaso Natale-San Lorenzo ed è nelle dinamiche mafiose che si scava. La prima cosa da accertare è se qualcuno ha già ceduto alle minacce estorsive e ha pagato il pizzo.

Lo scorso novembre il ristorante non era tra i locali dove è stata lasciata una bottiglia di benzina. Il nome “Al Brigantino”, però, faceva parte dell’elenco che un esattore del racket ha smarrito durante la fuga. Ora i carabinieri stanno ricostruendo a ritroso il raid, partendo dal furto della Fiat Panda. Chi l’ha rubata potrebbe essere stato ripreso da una telecamera e avere lasciato tracce nella macchina.

