PALERMO – Nel comunicato, la notizia sta nella parola che non c’è. Nella nota stampa del Partito socialista che arriva nelle redazioni, infatti, non si fa menzione alcuna della parola Megafono. E dopo il cambiamento del nome in Megafono-Pse e le critiche dure di Malafarina e Forzese a Crocetta, ecco l’adesione dei deputati già crocettiani al partito che in Sicilia ha come riferimento Carlo Vizzini il comunicato che racconta la riunione della segreteria regionale del Partito Socialista, con tutti i deputati regionali del gruppo. E di Megafono non si parla più.
Il comunicato riferisce che si è tenuta ieri a Palermo la segreteria regionale del Partito Socialista Italiano. Oltre al segretario Giovanni Palillo sono intervenuti, tra gli altri: il presidente nazionale del partito Carlo Vizzini, il vicepresidente vicario dell’Ars Antonio Venturino, il deputato questore Nino Oddo, il segretario nazionale dei giovani socialisti Roberto Sajeva, i segretari provinciali di Palermo, Carola Vincenti, di Messina, Maurizio Ballistreri, e di Ragusa Ulisse Signorelli. Hanno partecipato inoltre alla riunione i deputati regionali Giovanni Di Giacinto e Antonio Malafarina.
E qui arriva la notizia. “È stata quindi salutata con soddisfazione da tutti i presenti l’adesione al PSI dei deputati regionali Di Giacinto, Forzese e Malafarina, per la quale il segretario ha tenuto a sottolineare il ruolo primario svolto da onorevole Venturino per aver perseguito con determinazione e convinzione, insieme all’onorevole Oddo, la costruzione di un rapporto dialettico che ha determinato un fatto politico di grandissima rilevanza e pone le basi per il ritorno di un gruppo socialista all’Ars dopo vent’anni di assenza”.
Quello che era il grupp(ett)o dei fedelissimi di Crocetta, insomma, si sposta altrove e prende sempre più le distanze dal governatore e dal suo marchio, caduto un po’ in disgrazia. E dietro l’operazione, che si è chiusa tra Roma e Palermo, ci sarebbe un’intesa tra il leader dei socialisti Nencini e le primissime linee renziane tra Roma e Palermo. I rapporti di forza all’Ars si spostano ancora un altro po’ a svantaggio del governatore.

