PALERMO – La Procura di Trapani corre ai ripari. Prova a puntellare un’inchiesta, quella sull’esistenza di una loggia segreta che condizionava grosse fette di vita politica e amministrativa, picconata dal Riesame per incompetenza territoriale.
Nessuna svista o errore di valutazione: sarebbe Trapani la sede naturale dell’inchiesta e dell’eventuale processo e non Palermo come sostiene il Riesame. Il tema è caldissimo visto che ci sono già state delle scarcerazioni. Quelle dell’ex deputato Francesco Cascio, del presidente dell’Anfe Paolo Genco e del commercialista Gaspare Magro sono le più eclatanti. Adesso si attende la decisione sull’ex deputato Giovanni Lo Sciuto, considerato l’ideatore dell’organizzazione segreta.
L’ordinanza del Riesame sull’incompetenza non è vincolante, nel senso che la Procura della Repubblica, a cui il Tribunale ha inviato gli atti, potrebbe insistere sul radicamento a Trapani. A quel punto i difensori degli indagati potrebbero chiedere l’intervento della Procura generale di Palermo, cui fa capo l’intero distretto giudiziario.
Il cuore della questione ruota attorno al luogo in cui sarebbe stato commesso il reato più grave dell’intera inchiesta. Lo Sciuto è indagato per peculato: avrebbe stipulato un falso contratto di portaborse con Maria Luisa Mortillaro, moglie di un suo grande elettore, Giuseppe Angileri. “Reato commesso in Palermo e Marsala”, c’è scritto nell’ordinanza del gip. Dunque il giudice competente non sarebbe quello di Trapani.
In realtà, ed ecco il tentato dei pm trapanesi, “non è noto il luogo ove il reato di peculato contestato è stato commesso”. È un errore consideralo come commesso a Palermo soltanto perché è la città dove ha sede il parlamento siciliano. Il reato non sarebbe stato consumato nel luogo dove è stato sottoscritto il contratto, ma dove Lo Sciuto avrebbe utilizzato il denaro per fini diversi da quelli per cui era stato erogato dalla Regione.
Insomma, dove sono stati consegnati i soldi? I tre protagonisti si incontravano a Trapani, Castelvetrano, Palermo, Marsala, Castellamare del Golfo e Alcamo. La giurisprudenza della Suprema Corte ritiene che, qualora non sia possibile individuare il luogo di commissione del reato più grave, il giudice competente sarà quello del luogo in cui risulta commesso il successivo reato in una scala di gravità. E cioè la corruzione, commessa con certezza a Trapani.
C’è di più. Secondo i pm, il radicamento a Trapani dell’indagine deriva anche dalla prima ipotesi di reato che ha dato il via alle intercettazioni. Una ipotesi di estorsione di cui si fa un breve cenno nella misura cautelare. C’è un capitolo ancora segreto che riguarda una presunta estorsione subita dall’ex commissario dell’Asp di Trapani Fabrizio De Nicola al quale sarebbe stata imposta la nomina di Gaspare Magro nel collegio sindacale dell’Azienda sanitaria. Una nomina che sarebbe stata voluta da Lo Sciuto per controllare l’operato di De Nicola. L’estorsione è il punto di partenza dell’indagine che secondo la Procura deve restare a Trapani. Forse è anche per questo che Nicola Morra, presidente della Commissione parlamentare antimafia, in visita ieri a Trapani ha detto: “Riteniamo che si possa recuperare al più presto. La Procura non può certo rimanere inerte”.

