“Cari Catanesi,
scrivo questa lettera all’indomani dell’ennesima scossa ricevuta dalla città. Non mi riferisco, ovviamente, all’aggressione da me subita, anche se colgo l’occasione per ringraziare tutti i catanesi per le innumerevoli manifestazioni d’affetto ricevute, o ad altri episodi, ma a quell’operazione “Caronte” che ha dimostrato come l’economia sana della città sia pesantemente condizionata da quell’intreccio mafia-affari-politica che abbiamo sempre denunciato.
Sappiamo tutti di non dover mai abbassare la guardia nella lotta contro la criminalità, organizzata e non, anche se in altre zone d’Italia, nord compreso, la situazione non è affatto migliore, come dimostra la recente classifica del Sole 24 ore.
Noi però dobbiamo superare l’illegalità anche di certi piccoli gesti quotidiani: parcheggiare male, gettare in terra le cartacce, non rispettare il bene comune. Cose apparentemente banali ma che hanno pesanti ricadute economiche per esempio sul turismo: Catania è splendida, ma viene sporcata, svilita, mortificata dalla mancanza di educazione di alcuni, troppi, suoi abitanti.
Dobbiamo recuperare il rispetto, di noi stessi e degli altri, se vogliamo intraprendere la strada della legalità. Il rispetto, e non il disprezzo, delle regole del vivere civile. E delle persone che quelle regole incarnano, come l’operatore di polizia stradale, Giovanni Santoro, malmenato pesantemente da un automobilista che protestava.
La crisi, certo, esaspera chi ha perduto il lavoro o teme di perderlo, chi non guadagna abbastanza per mantenere la famiglia, chi ha problemi di alloggio. Spinge i più deboli alla disperazione di chi si sente abbandonato. Per questo vogliamo incrementare, con l’assessorato al Welfare, i servizi finalizzati all’ascolto e all’assistenza, non soltanto psicologica ma anche per fornire indicazioni pratiche sugli uffici o sulle organizzazioni che possano dare un supporto.
Pur nelle grandi difficoltà economiche del Comune, grazie all’aiuto dei meravigliosi volontari della Rete costituitasi a Catania pensiamo di farcela: chi ha problemi non va lasciato solo e a volte anche soltanto una parola di conforto può essere importante per superare un momento critico.
Insomma, dobbiamo lavorare per superare le tante difficoltà che tutti i Comuni d’Italia e Catania in particolare, attraversano. Anche quando si prendono pugni in faccia, bisogna subito rialzare la testa, rimettersi in piedi e riprendere, orgogliosamente, la propria strada.
Ogni crisi, per quanto pesante, rappresenta l’occasione per rinnovarsi. Catania rinacque magnifica da quella terribile sciagura che fu il terremoto del 1693. E anche noi possiamo far rinascere questa nostra Catania. Lavoriamo per una città aperta all’Europa e al Mediterraneo, che sfrutti al massimo le potenzialità del suo porto, presto aperto alla città, del suo aeroporto, il più grande del Mezzogiorno, della realtà metropolitana e del distretto Sud-Est Sicilia.
Se dunque nel Paese c’è un clima pesante, di contrapposizione, di odio, che a volte esplode sui social media o in qualche trasmissione televisiva suggestionando chi non ha sufficiente personalità o cultura o chi ha una mente debole, occorre voltare pagina. Dobbiamo tornare ad aprirci, imparare a fare rete, a collaborare, a evitare le contrapposizioni egoistiche per scegliere non il male minore, ma il meglio per tutti.
Noi Catanesi dobbiamo tornare a pensare in grande e per questo i nostri obiettivi non possono essere soltanto di breve termine. Dobbiamo pensare a investire nello sviluppo, grazie a imprenditori coraggiosi che devono sapersi scommettere di più e ai nostri straordinari ragazzi, ricchi di intelligenza e creatività. La nostra forza è nel nostro meraviglioso territorio, che l’Umanità ha indicato come suo Patrimonio e del quale, ricordiamocelo sempre, noi Catanesi siamo prima di tutto i custodi.
È su questa nostra terra dobbiamo puntare, perché essa non ci tradirà mai. Rimbocchiamoci le maniche, dunque, con serenità. E mettiamoci a lavorare tutti insieme, senza divisioni e senza egoismi”.
Enzo Bianco
Sindaco di Catania

