Affari, imprese e collusioni: le zone grigie della Catania da bere

Affari, imprese e collusioni: le zone grigie della Catania da bere

I retroscena dell’ordinanza sull'imprenditore Raciti
L'INCHIESTA
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CATANIA – Intrecci inconfessabili tra mafiosi, il mondo degli affari e dei locali della movida, le cui trame vengono tessute soprattutto da esponenti del clan Cappello. Tradimenti apparenti che tuttavia seguono una logica ben precisa e che non fanno venir meno il “rispetto”, quantomeno presunti, verso i cosiddetti uomini d’onore. Storie di mafia in salsa catanese, in tutta la loro logica perversa – coerente solo nel sottile filo rosso che viene perseguito instancabilmente e che permane sempre ben visibile, ovvero il denaro – vengono fuori dal racconto dei pentiti e dalle intercettazioni.

I retroscena

Sono alcuni dei retroscena dell’ordinanza con cui il Tribunale collegiale di Catania ha disposto il carcere per l’imprenditore Salvatore Raciti, un importante e conosciuto uomo d’affari di Catania. Gli investigatori, nell’inchiesta della Dda di Catania che vede in campo il procuratore aggiunto Ignazio Fonzo e la sostituta Tiziana Laudani, riconducono a lui e a suo padre la titolarità di locali serali, pub, discoteche nei luoghi della movida e non solo. L’ordinanza di custodia tuttavia non è esecutiva, perché il Gip aveva detto di no a questa richiesta e può eseguirsi solo qualora, e non è certo un passaggio automatico, il provvedimento cautelare passasse in giudicato.

Salvatore è figlio di Carmelo Raciti, imprenditore ritenuto vicinissimo in passato a uno storico esponente di Cosa Nostra, ovvero Maurizio Zuccaro. Imprenditore, Carmelo, che fu lasciato libero di mettersi d’accordo con il clan Cappello, secondo quel patto non scritto di non belligeranza in nome degli affari, che ancora oggi pare funzionare tra le cosche all’ombra dell’Etna.

L’intercettazione

Il figlio Salvatore, come si diceva, non avrebbe perso il rispetto verso Cosa Nostra. E intercettato, su Zuccaro, si esprimeva così: “Quello che conosco io proprio personalmente che ho visto realmente che ha un cervello per davvero… è uno scienziato e forse non ha neanche la terza media, Maurizio Zuccaro… l’ho vissuto io in prima persona, perché ho avuto un bordello e gli ho messo di mezzo a lui”.

Oggi Salvatore Raciti è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa con il clan Cappello. Suo padre Carmelo invece era ritenuto vicino ai Santapaola Ercolano, fino al 2008, poi pure lui ai Cappello. Si legge nell’ordinanza che dalle indagini, “fondate anche su rilevanti dichiarazioni rese da diversi collaboratori di giustizia in relazione alle quali sono stati acquisiti riscontri probatori di assoluto rilievo”, emergono i “rapporti in essere” tra i Raciti e “le compagini criminali facenti capo al clan Santapaola/Ercolano, gruppo di Zuccaro Maurizio, ed al clan Cappello/Bonaccorsi”.

È emersa inoltre, si legge sempre nell’ordinanza, “l’esistenza di un “sistema” ben organizzato attraverso il quale alcune strutture societarie riescono a sottrarsi al pagamento dei debiti erariali gravanti su di esse nonché a schermare la reale riconducibilità delle stesse a soggetti diversi dai formali intestatari e/o rappresentanti”.


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