Aveva una pistola calibro 7,65| Gli Abbate e il regno della Kalsa

Aveva una pistola calibro 7,65| Gli Abbate e il regno della Kalsa

Commenti

    Mi auguro che da domani le forze dell’ordine diano un segno concreto della presenza dello Stato alla Kalsa e facciano controlli a tappeto in abitazioni,box e scantinati della Kalsa alla ricerca di droga ma soprattutto di armi da fuoco,i mafiosi della Kalsa non devono avere tregua così come quelli di tutti gli altri quartieri degradati della città

    solo chiacchiere..

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Trovo sempre conforto e verifica nelle parole di don Corrado Lorefice, con il suo lavoro ha ridato a Palermo l’orgoglio di capoluogo. E’un esempio per tutti. Anche Palermo, sembra, si cominci a muovere seguendo il suo esempio. E dura. Ma non impossibile. E’, in ogni caso, non abbiamo alternative credibili al dominio dei nostri politicanti corrotti fino al midollo.

Con il dovuto rispetto, solidarietà al “minimo sindacale” nelle parole di monsignor Antonino Raspante. Vuol dire che così vanno le così fra i vescovi di Sicilia. Mentre in Calabria... “Noi vescovi di Calabria non possiamo tacere. Lo diciamo con il dolore di pastori, con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. Chiediamo che le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato restituito dal mare e per accertare le responsabilità. Meno arrivi, più morti. Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore. Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio”.

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