Beni confiscati, Zuccaro: "Sistema non funziona, va modificato" - Live Sicilia

Beni confiscati, Zuccaro: “Sistema non funziona, va modificato”

Il procuratore tra gli ospiti del convegno organizzato dall'Asaec in occasione del trentennale della sua fondazione.
IL CONVEGNO
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CATANIA – “Questo sistema non funziona e deve essere assolutamente modificato”. Sono queste le parole che il Procuratore della Repubblica Camelo Zuccaro ha pronunciato prima del suo intervento durante il convegno, organizzato dall’associazione Asaec, che si è tenuto a Palazzo Corona sede distaccata del Dipartimento di Economia e Impresa dell’università etnea e dal titolo “Beni confiscati: Labirinto tra responsabilità diffuse e opportunità mancate. Quali prospettive?” 

“Non è un caso se il primo convegno al quale ho accettato volentieri di partecipare abbia come tema centrale quello dei beni confiscati alla Criminalità – continua Zuccaro – un argomento sul quale tutti dovrebbero confrontarsi incominciando dalla stessa Autorità Giudiziaria, da quella amministrativa e da quella politica sensibilizzando anche l’opinione pubblica per seguire attentamente questi temi”.

Presenti al convegno organizzato dall’associazione Antiestorsione di Catania in occasione del trentennale dalla sua fondazione, assieme al Procuratore Carmelo Zuccaro, il Rettore Francesco Priolo, il direttore di dipartimento Roberto Cellini, Bruno Corda, direttore dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, Claudio Fava, Presidente della Commissione regionale d’inchiesta e vigilanza sul fenomeno della mafia e della corruzione in Sicilia, Maurizio Caserta ,docente ordinario di Economia Politica dell’università etnea e Nicola Grassi, presidente dall’associazione Asaec. L’incontro-dibattito è stato moderato dalla giornalista e direttrice della testata MeridioNews Claudia Campese. 

In Sicilia i beni confiscati e sequestrati alla criminalità organizzata sono circa 5644, come riportato nell’ultima relazione della Commissione Antimafia della Regione Siciliana presieduta da Claudio Fava. “L’altro ieri, in Conmissione Antimafia, abbiamo ascoltato il  Presidente del Tribunale dei Minori di Catania, Roberto di Bella – dice Claudio Fava durante il suo intervento – il quale ha riferito che nel capoluogo etneo un ragazzo su quattro, il 22%, non va più a scuola. Una dispersione scolastica che tocca dati percentuali, in assoluto, tra i più alti in Europa. E uscendo fuori dalle ipocrisie statistiche sappiamo, tutti, benissimo che in alcune scuole il tasso di dispersione scolastica è lo 0%, ma in altre, parliamo di scuole medie ed elementari, si supera il 50% – continua Fava – da dove emerge che i Dirigenti Scolastici non denunciano per paura. In poche parole carne da macello per il lavoro nero e nella migliore “peggiore” delle ipotesi vedette o pusher. Bisogna intervenire, per togliere a questi ragazzi un futuro che è stato già scritto”.

“Il sequestro dei beni mafiosi acquista una caratura simbolica fondamentale – continua Fava – che non si lega più al fatto in se, ma quello, questo ancora oggi, è il mondo mafia che vive di simboli e simbologie e i beni sequestrati ne sono l’evidenza”.

“Bisogna allargare gli obiettivi e quello dei beni confiscati è uno di questi – dice Grassi, presidente di ASAEC – questa è un’antimafia che vuole essere di inchiesta e di denuncia, che si allontana da quella di palazzo. Bisogna considerare che molti dei beni confiscati sono frutto di attività estorsiva”.

Un incontro centrato sull’annosa questione della gestione dei beni confiscati, delle ulteriori criticità emerse, raccolte e denunciate anche in occasione della partecipazione al bando dell’Agenzia Nazionale dei beni Confiscati e Sequestrati. Un importante momento di confronto che parte dal lavoro d’inchiesta della Commissione Regionale Antimafia e dall’indagine sull’impatto delle riassegnazioni dei beni confiscati sull’economia e la politica del territorio sviluppata dal dipartimento di Economia dell’Università che aspira a sensibilizzare e coinvolgere, da un lato la comunità alla salvaguardia e valorizzazione dei beni confiscati quali beni comuni; dall’altro le istituzioni che delle istanze e sollecitazioni provenienti dalle associazioni e dalla società, possano farsi carico in una comune e strategica collaborazione, realizzando, così, quella valorizzazione dei beni confiscati, quale modello di opportunità e reale strumento di riqualificazione sociale e culturale dei territori.


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