Il boss pentito: "Altrimenti Messina Denaro li ammazzava"

Il boss pentito: “I soldi li hanno dati, altrimenti Messina Denaro li uccideva”

Messina Denaro
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Da sempre legato al padrino di Castelvetrano

PALERMO – Vincenzo Spezia si pente e racconta il patto della droga fra Matteo Messina Denaro e Giacomo Tamburello.

Boss di Campobello di Mazara, più volte condannato per mafia, l’ultima volta a 18 anni di carcere lo scorso febbraio. Spezia è sempre stato legato a Matteo Messina Denaro. Nel lontano 2011 una fonte riservata raccontò la trasferta, datata 2003, del padrino di Castelvetrano in terra venezuelana dove era sbarcato all’aeroporto di Catia La Mar, cittadina a venti chilometri da Caracas.

La fonte confidenziale aveva saputo dei viaggi del capomafia a Bogotà e Caracas, con due voli partiti da Parigi e Amsterdam. Ad accompagnarlo in Venezuela c’era un’affascinante donna. La fonte riferì di un pranzo al ristorante Villa Etrusca di Valencia, terza città più grande del Venezuela. Al tavolo con Matteo Messina Denaro erano seduti Francesco Termine e Vincenzo Spezia, uomini del narcotraffico che sarebbero stati successivamente arrestati.

I primi affari, “hanno fatto miliardi”

Il 4 marzo scorso Spezia è seduto davanti al procuratore Maurizio de Lucia e all’aggiunto Vito Di Giorgio della Direzione distrettuale antimafia di Palermo. Racconta che Giacomo Tamburello all’epoca (negli anni Ottanta ndr) cominciò con suo fratello, che poi è morto in Spagna, in un incidente stradale, Paolo… avevano un negozio di abbigliamento giù al paese, però lavoravano cu l’hashish, con un certo Nino, Nino… quello che era in carcere nel ’92, è uno grosso, Nino… che arristastivu nà Norvegia, nà Finlandia… era grosso lui, mi sfugge per ora il cognome; comunque lavoravano con l’hashish…. hanno aperto sulla Costa del Sole alcune gelaterie, però lavoravano pure con l’hashish, ma tonnellate di hashish, dal Marocco… tonnellate, hanno fatto i miliardi…”.

Irrompe Matteo Messina Denaro, “u siccu”

Facevano parte di Cosa Nostra: “Sì. All’inizio no, però quando accominciaru a fare muovere i soldi, si c’immisca u sicco, Matteo. Lui da socio; quello socio da tutte le parti era… me lo ha detto lui Matteo a Sciacca. Eravamo a Sciacca; parlando così, ci dissi: “’o vengo dalla Spagna, ivu nì cazzitieddi (soprannome di Tanburello ndr)’, ‘Ah, che mi dici? Chisti ccà mi dietteru u 10% degli introiti… che fanno cu a…”. Ma lui è immiscato in tutte le parti”.

L’incontro a Sciacca

Siamo negli anni in cui Messina Denaro “non era ancora latitante… eravamo a Sciacca, nell’hotel, che poi morse u diretture dell’hotel, ammazzaru u diretture dell’hotel”. Nel 1991 Matteo Messina Denaro aveva conosciuto una ragazza austriaca che lavorava al Paradise Beach Hotel di Selinunte (non a Sciacca). Nicola Consales, il vicedirettore dell’albergo, fu assassinato perché aveva osato corteggiare la ragazza.

Con i soldi guadagnati Tamburello, aggiunge Spezia, ha fatto “investimenti in Spagna, le gelaterie le ho viste io, però guadagnando tutti ‘sti soldi, sono rimasti una vita in Spagna… Sulla Costa del Sole, io ne ho visti cinque, sul lungomare.sti soldi l’hanno investiti tutti in Spagna”.

Spezia aveva saputo che “Matteo Messina Denaro chiedeva il 10% sugli affari dei Tamburello della droga che vendevano in Europa. In generale, già all’epoca Matteo Messina Denaro chiedeva questa percentuale di pizzo a costruttori, a produttori di vino, olio e agli esercenti le attività economiche sul territorio. Immagino che i soldi i Tamburello li abbiano sempre dati a Messina Denaro perché altrimenti li ammazzava.


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