PALERMO – Un carabiniere avrebbe passato notizie riservate in cambio di soldi ad alcuni pregiudicati per droga. La ricostruzione dell’accusa regge anche in appello. Confermate cinque condanne per corruzione.
Queste le pene: Giuseppe Roccamatisi 4 anni e 2 mesi (il carabiniere ha avuto riconosciuta l’attenuante della collaborazione), Massimo Ferrazzano 6 anni e 8 mesi, Pietro Castrofilippo 5 anni, 3 mesi e 10 giorni, Francesco Daniel Salute 4 anni, 10 mesi e 20 giorni.
Furono coinvolti in un blitz nel 2023. Nei guai finì Roccamatisi, appuntato in servizio alla stazione Resuttana Colli, smascherato dai suoi stessi colleghi.
La cifra incassata ammonterebbe a cinque mila euro. “Siamo tutti a Pagliarelli a fine mese”, diceva uno degli imputati dopo avere ricevuto la “soffiata” da Roccamatisi. C’era una “telecamera in piazza” e un’altra che inquadrava la casa di Ferrazzano. Gli investigatori “sono messi che fanno fotografie, fotografie, fotografie”. Era ormai questione di tempo. Presto sarebbe scattato il blitz.
Il carabiniere disse: “Levate tutte cose”
L’indicazione sarebbe stata di “levare tutte cose” da un’abitazione nel rione Cep. Si parlava di soldi, una una sorta di “stipendio” – così lo aveva definito il giudice per le indagini preliminari Rosario Di Gioia – che sarebbe stato pagato con regolarità al carabiniere. Una volta a consegnare il denaro – 130 euro – sarebbe stata una bambina all’oscuro di tutto. La sua voce è stata registrata assieme a quella del militare, sorpreso che papà avesse mandato la piccola.

Le difese preannunciano ricorso in Cassazione, contestando il reato di corruzione. “Restiamo convinti che ci si trovi dinnanzi ad un caso di induzione indebita a dare o promettere utilità da parte del militare e non viceversa”, spiega l’avvocato Nico Riccobene.

