"Siamo qui per Carmela | Perché non muoia la speranza" - Live Sicilia

“Siamo qui per Carmela | Perché non muoia la speranza”

Una cerimonia all'ospedale 'Cervello' di Palermo per dedicare a Carmela Petrucci - assassinata il 19 ottobre scorso mentre difendeva la sorella Lucia - una sala medica. Presente la famiglia.

Palermo, ospedale 'Cervello'
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PAlERMO- I capelli di Lucia Petrucci sono una barriera e una carezza. Servono per proteggere il viso dagli sguardi e per abbracciare le guance di una ragazza che ha dovuto imparare difendersi.

Lucia, ora, si difende dai flash dei fotografi e delle telecamere con i capelli che le coprono la metà del volto. Nella faccia esposta alla luce spiccano quasi due occhi, uno si vede, l’altro si intravvede appena. Cercano riparo. Si immobilizzano, fingendo distacco. Solo quando si credono non visti lasciano spazio alle lacrime. Accanto a Lucia, la sua famiglia: papà Serafino, mamma Giusi, il fratello Toni che la sorregge. A Carmela, sua sorella assassinata da Samuele Caruso, l’assassino che immortalava su Facebook foto tenerissime con un gattino tra le braccia, sta per essere dedicata la sala di terapia pediatrica semi-intensiva dell’ospedale ‘Cervello’ di Palermo. Ecco perché i Petrucci sono qui.

Il 19 ottobre scorso Samuele attese Lucia, la sua ex, sotto casa in via Uditore per un appuntamento tipico dei maschi senza cuore, senza testa e senza coraggio. Afferrò coltello e uccise la sorella di Lucia, Carmela, che si era frapposta. Seguirono giorni di stupore e cordoglio. Palermo sta piano piano dimenticando. Non è una crudeltà volontaria, è il cinismo di una città che ha imparato a escludere i morti, perché sono ingombranti e le rammentano una vita di violenza e abusi. Palermo partecipa alle esequie, piange, si stringe intorno ai parenti. Poi, lascia scivolare il nome di chi non c’è più in una lapide.

Ma qui, al ‘Cervello’, c’è voglia di memoria e di dolcezza. Lo testimonia la perseveranza dei ragazzi del liceo ‘Umberto’, i compagni di Lucia, accorsi per sorreggere e fare muro, impedendo l’invasione dei cronisti. C’è il preside della scuola: il professore Vito Lo Scrudato. Grazie a lui e a un valoroso corpo docente, la tragedia che ha colpito la comunità è stata incanalata nel sentiero corretto. Gli studenti non hanno dimenticato, non sono rimasti indifferenti davanti a quel coltello passato così vicino alla sicurezza dei giovani, amici dell’immortalità. Hanno sistemato il dolore e la paura nel posto giusto. Li hanno affrontati, accompagnati dal preside e dai professori che hanno sofferto, sopportando il peso della responsabilità. C’è l’assessore Lucia Borsellino. Qualcuno dei soliti bene informati dirà che il suo pianto nascosto è una sorta di espediente. Noi l’abbiamo colto a un metro di distanza: era un pianto vero, quasi vergognoso, intenso.

Il professore Lo Scrudato scrisse una lettera per raccontare alla sua scuola ciò che non poteva essere raccontato: ”La violenza si è presentata veloce e distruttiva nelle nostre vite, si è scagliata con il suo peggiore volto sulla nostra comunità scolastica e con maggiore severità sulla famiglia di Carmela e di Lucia, una famiglia come le nostre, una famiglia che abbiamo deciso essere la nostra. Perchè avvertiamo forte il dolore della mamma e del papà di Carmela, del fratello che è stato allievo del nostro istituto, indoviniamo lo smarrimento che si impadronirà di Lucia una volta dissoltisi gli effetti degli anestetici, quando il suo corpo si avvierà a guarigione, come sembra probabile e come noi auspichiamo”.

Lucia è guarita. Nel suo bellissimo viso si colgono labili tracce delle ferite. Si sottrae con grazia ai lampi delle macchine fotografiche e quando non riesce a farne a meno, si concede all’attenzione dei presenti, sforzandosi di rimanere concentrata. Papà Serafino distilla le parole, una a una: “Siamo qui per dare un messaggio di speranza. Carmela voleva diventare un medico per aiutare gli altri. Questo è un modo per fare la sua volontà”. La targa della sala pediatrica viene idealmente scoperta. La parte visibile dei lineamenti di Lucia si illumina di lacrime


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