Galvagno, l'appartenenza e la verità

L’appartenenza e la verità

Commenti

    Un certo Giorgio diceva: “se uno è un ladro deve andare in galera, se è uno dei nostri merita l’ergastolo ”
    Questa gente non è “dei nostri ” ma è saltata sul carro, pronta domani a cambiare casacca, ma la pubblica gogna la merita, se avessero un minimo di dignità si dimetterebbero e si allontanerebbero dalla politica, ma non lo faranno perché non hanno dignità

    Cu è fissa si sta a casa… Potrebbe essere un altro degli articoli dell’immaginaria Costituzione siciliana. …perché “gl’imi che comandano ai potenti” parlano di centinaia di migliaia di euro, e il potente, pur lui onesto come quegl’imi, parla di un vestito di taglio sartoriale, di un’auto a nolo senza nolo, di un biglietto in più per uno spettacolo imperdibile.

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Trovo sempre conforto e verifica nelle parole di don Corrado Lorefice, con il suo lavoro ha ridato a Palermo l’orgoglio di capoluogo. E’un esempio per tutti. Anche Palermo, sembra, si cominci a muovere seguendo il suo esempio. E dura. Ma non impossibile. E’, in ogni caso, non abbiamo alternative credibili al dominio dei nostri politicanti corrotti fino al midollo.

Con il dovuto rispetto, solidarietà al “minimo sindacale” nelle parole di monsignor Antonino Raspante. Vuol dire che così vanno le così fra i vescovi di Sicilia. Mentre in Calabria... “Noi vescovi di Calabria non possiamo tacere. Lo diciamo con il dolore di pastori, con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. Chiediamo che le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato restituito dal mare e per accertare le responsabilità. Meno arrivi, più morti. Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore. Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio”.

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