PALERMO – L’ultima tegola giudiziaria sulla Regione Siciliana potrebbe diventare presto un caso politico. L’inchiesta che vede indagato il supermanager Salvatore Iacolino, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione, ha un riflesso tutto politico nel gioco dei pesi e dei contrappesi di governo e sottogoverno regionali.
Il caso Iacolino nel centrodestra
Iacolino, storicamente vicino a Forza Italia visti anche i trascorsi da deputato europeo nel Pdl, per mesi è stato al centro di un caso che ha agitato le acque del centrodestra in Sicilia. Sul suo nome si è consumato un confronto serratissimo tra Fratelli d’Italia e il governatore Renato Schifani. I meloniani, da sempre contrari alla permanenza di Iacolino al dipartimento Pianificazione strategica, arrivarono a disertare la Giunta che approvò la riconferma del superburocrate agrigentino su una delle poltrone più importanti dell’assessorato alla Salute (nella foto).
Le ruggini che risalgono ai ritardi nei referti istologici a Trapani
Vecchie ruggini tra uno degli azionisti di maggioranza del governo regionale e il supermanager, che risalgono anche al caso dei ritardi nei risultati dei referti istologici in provincia di Trapani. In quell’occasione pagò soltanto l’allora direttore generale dell’Asp, Ferdinando Croce, ma ambienti del partito di Giorgia Meloni hanno sempre sottolineato “le responsabilità” anche degli uffici dell’assessorato alla Salute che facevano capo proprio a Iacolino.

FdI: “Sarebbero opportune le dimissioni di Iacolino”
Dopo quell’episodio i rapporti tra Palazzo d’Orleans e Fratelli d’Italia sono migliorati ma ora Fratelli d’Italia, che ha ottenuto lo spostamento del supermanager al Policlinico di Messina (nomina ormai caduta) tornano all’attacco. La prima reazione che arriva dai meloniani è la sottolineatura sulla “opportunità” che Iacolino “si dimetta” senza attendere la sospensione da parte della Giunta (cosa poi realmente accaduta).
Il J’accuse di La Rocca Ruvolo
L’indagine su Iacolino ha fatto sollevare anche una voce interna a Forza Italia, quella della deputata agrigentina Margherita La Rocca Ruvolo, che all’Ars non le ha mandate a dire parlando di “modo illecito, e quasi criminale, di gestione della Pianificazione strategica”. La Rocca Ruvolo ha puntato il dito contro “gli affidamenti diretti con incarichi di Rup – ha denunciato – sempre alla stessa persona”.
Quegli stessi Rup “hanno poi chiesto consulenze esterne di supporto – ancora la deputata di Forza Italia -. Tutto questo – ha concluso – a danno delle casse della Regione e, quindi, dei siciliani”. E ancora: “Da un lato mi sento sollevata ma mai avrei pensato che ci fosse la mafia di mezzo e che ci fossero questi rapporti e connubi che lasciano sbalorditi”. Anche in questo caso ruggini che arrivano dal passato e di stretta marca agrigentina.

Le intercettazioni nell’inchiesta Cuffaro
Il nome di Iacolino, del resto, spuntò anche dalle carte dell’inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari per l’ex presidente della Regione Totò Cuffaro. Era il luglio del 2024 e i due parlavano delle nomine nelle aziende sanitari della Sicilia. Il supermanager, che non è indagato in quell’inchiesta, raccontava della nomina di Giuseppe Capodieci all’Asp di Agrigento e affrontava anche il nodo riguardante Roberto Colletti, poi andato al Villa Sofia di Palermo. Dalle carte dell’indagine emersero le fibrillazioni della politica in vista delle nomine.
Il Mpa: “Nella sanità serve un cambiamento radicale”
Si è unito al coro degli ‘scontenti’ della maggioranza anche il Movimento per l’autonomia. Il partito di Raffaele Lombardo non ha mancato l’occasione per ricordare le proprie perplessità sulla nomina di Iacolino al Policlinico di Messina. Gli autonomisti, con una nota a firma del proprio coordinamento regionale, si sono poi rivolti al governatore: “Si può tollerare che un dg (specie in sanità) a scapito della dignità del suo ruolo agisca agli ordini della ‘mala politica’? Si sente il presidente di avviare un piano di radicale, radicale, radicale (ribadito per tre volte, ndr) risanamento emarginando l’arroganza, l’abuso e l’affarismo?”.
L’interpello per il nuovo dg della Pianificazione strategica
A questo punto torna libera la poltrona del Policlinico di Messina, mentre per il successore di Iacolino alla Pianificazione strategica bisognerà attendere l’esito dell’interpello che la Regione emanerà. Sarà il dipartimento della Funzione pubblica e del personale a pubblicare l’interpello per il nuovo incarico che avrà una durata di due anni.
In un primo momento l’avviso sarà rivolto ai dirigenti di prima e seconda fascia della Regione, che in realtà si contano sulle dita di una mano. Nel caso in cui non dovessero arrivare delle candidature, ci sarà un nuovo interpello per i dirigenti di terza fascia e per i dirigenti esterni all’amministrazione regionale.
Strade incrociate con il rimpasto di governo
La nomina, seppur a valle di una selezione, rientrerà inevitabilmente negli equilibri del rimpasto di governo. Fratelli d’Italia da tempo punta ad ottenere la delega della Sanità e, come raccontato da LiveSicilia, punta al monocolore a piazza Ottavio Ziino, cercando di piazzare un proprio uomo anche per la Pianificazione strategica.

Il meccanismo del rimpasto, ad ogni modo, non scatterà prima del 20 aprile. Per quella data, infatti, è prevista la sentenza del gup del tribunale di Palermo sul rinvio a giudizio dell’assessora meloniana al Turismo Elvira Amata. In caso di processo Amata non resterà in sella all’assessorato e Fratelli d’Italia potrebbe cogliere la palla al balzo per cheidere un rimescolamento delle carte in Giunta. tempi diversi, invece, per la sostituzione dei due assessorati un tempo in mano alla Dc: Famiglia e Autonomie locali. Per quelli Schifani ha annunciato che intendere lasciare l’interim entro fine marzo.

