Catania: "Orlando nel Pd? Un errore | Penso a Palermo, città indietro" - Live Sicilia

Catania: “Orlando nel Pd? Un errore | Penso a Palermo, città indietro”

Il capogruppo di Sc: "No al mero rimpasto, parliamo di futuro. Letizia Battaglia nei dem? Triste".

L'intervista
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PALERMO – Le prima immagine è quella di Letizia Battaglia che nella sede del Pd scandisce: “So che qua posso rimanere comunista”. Giusto Catania ha un sussulto: “Parole che mi hanno messo tristezza, non penso che si possa essere comunisti nel Pd”. Quel Pd che dopo il matrimonio con Leoluca Orlando mira a diventare l’asse portante della maggioranza a Palazzo delle Aquile, con buona pace dell’alleanza ‘civica’ che fu per Palermo. Sulla strada del Professore tornano i partiti “ma anche se non condivido la sua scelta – dice il capogruppo di Sinistra Comune – il destino politico di Orlando non mi affascina, io voglio parlare del programma di governo di cui il sindaco adesso è più che mai garante”. Parlare di programmi perché Palermo, secondo l’ex assessore alla Mobilità, “in questi primi sei mesi di mandato ha fatto registrare qualche passo indietro”.

Com’è il matrimonio Orlando-Pd visto dal punto d’osservazione di Giusto Catania?
“Non condivido la scelta del sindaco né le motivazioni che lo portano nel Pd. Non credo che quel partito sia la soluzione alla ‘crisi populista’ in cui si trova il Paese per il semplice fatto che i dem sono parte di quel problema. Il Pd ha agitato forme di populismo: lo ha fatto con Renzi e con le politiche di Minniti sull’immigrazione. Le affermazioni di Orlando in tema di migranti sono incompatibili con quello che dice il Pd”.

Eppure Orlando adesso ha addirittura la tessera di un partito che può aprire scenari anche diversi da quello palermitano.
“Non sono interessato a discutere del futuro politico di Orlando, a me interessa il futuro della città e le due cose non sono necessariamente connesse. Ha aderito al Pd e ora, più che mai, è il garante del patto di governo per la città”.

Teme che una Amministrazione a trazione Pd possa cambiare rotta rispetto al programma originario?
“Orlando è nel Pd ma deve essere garante del fatto che le scelte politiche per la città siano in controtendenza con quelle fatte dai dem nelle giunte di tutta Italia. Le decisioni devono essere in continuità con il programma che ci ha fatto vincere a giugno”.

Quali sono i punti cruciali?
“Il servizi locali al 100% in mano pubblica, il ‘consumo zero’ del territorio, una politica attenta ai più deboli e non alle speculazioni finanziarie. Questa Amministrazione è stata scelta con questo programma che deve rimanere la nostra stella polare”.

Dopo il 4 marzo cambieranno molte cose in una giunta che diventerà ‘politica’ al 100%, anche con l’ingresso di Sinistra Comune.
“Lo dico da tempo: non siamo interessati a una mera discussione sul rimpasto. Fermiamo gli orologi all’11 giugno e alla coalizione vincente. Stabiliamo le priorità per percorrere insieme quel cammino iniziato cinque e passa anni fa. A proposito… i chilometri rimasti da percorrere non sono più 55, come dissi sotto le elezioni, ma sessanta”.

Intende dire che la città non ha fatto passi avanti da sei mesi a questa parte?
“E’ innegabile che qualche passo indietro sia stato fatto, soprattutto sulla manutenzione e sulle infrastrutture. Non ne faccio un discorso ‘politico’ ma tecnico: senza dirigenti tecnici, un’Amministrazione resta indietro e va incontro a inevitabili disastri. Bisogna ripartire con un cronoprogramma delle cose da fare”.

Sembrano chiare accuse di immobilità a un sindaco che ha appena centrato il secondo mandato.
“Ho già vissuto una seconda consiliatura Orlando nel periodo che va dal 1997 al 2000 (quando il Professore si dimise per concorrere alla Presidenza della Regione, ndr) e sento quegli anni come una sconfitta personale”.

Si spieghi.
“Governammo la città per sette anni e alla fine arrivò il centrodestra che distrusse tutto quello che avevamo fatto. Io voglio salvaguardare quel ‘modello Palermo’ che ha reso la nostra città all’avanguardia sulle unioni civili, sulla consulta delle culture e sul biotestamento. Ripeto: non mi interessa il futuro di Orlando, che non sarà più candidato sindaco, ma voglio evitare il ritorno del centrodestra ragionando in prospettiva futura”.

E se alla fine arrivasse un semplice rimpasto?
“Sarebbe un fallimento per tutti. Dobbiamo ragionare sulla Palermo post-Orlando del 2022, accelerare con decisione sulla differenziata, avviare un piano di edilizia popolare, continuare con le pedonalizzazioni e decidere che risposta dare all’allarme inquinamento lanciato da Greenpeace. Non siamo interessati al rimpasto in sé che accontenterebbe qualcuno e non credo che Orlando voglia questo”.

Il programma lo attuano le persone, i nomi.
“Le nomine sono fatte dal sindaco. Possiamo discutere di tutto ma abbiamo una sola discriminante: non possiamo sedere accanto a chi ha avuto una esperienza di sostegno, come consigliere o assessore, alla giunta guidata da Diego Cammarata”.

Sinistra Comune ha però perso un voto simbolico, quello di Letizia Battaglia: la storica fotografa del giornale L’Ora ha festeggiato nella sede del Pd il legame tra Orlando e i dem.
“E’ una scena che mi ha messo tristezza, un problema di affetti. Sostiene di potere continuare a essere comunista nel Pd, ma questo non credo sia possibile. I comunisti sono per il cambiamento e per il superamento dei rapporti di forza, il Pd è per la gestione dell’esistente. Ma tutto questo l’ho già detto a Letizia qualche giorno fa, quando mi ha comunicato la sua scelta”.


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