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Catania, terzo settore e volontariato: “Ecco la riforma”

Il presidente del Csve Salvatore Raffa spiega i punti cardine della nuova normativa
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CATANIA “La grande partecipazione all’incontro organizzato sabato 2 aprile dal Centro di Servizio per il Volontariato Etneo a Catania è stata la riprova dell’interesse del Terzo Settore nel volersi nuovamente mettere in gioco, caricando di aspettative una delle riforme più attese degli ultimi anni”, così esordisce Salvatore Raffa, presidente del Centro di Servizio per il Volontariato Etneo.

L’appuntamento rivolto alle volontarie e ai volontari degli Enti di Terzo Settore alle prese in questi mesi di ripartenza con gli adempimenti legati al passaggio al Registro Unico Nazionale, è divenuto occasione di scambio e confronto per cogliere meglio alcuni aspetti legati alla riforma del Terzo Settore e progettare il prossimo futuro sulla spinta positiva legata al cambiamento in essa riposto.

A seguito della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto legislativo più corposo (104 articoli) tra i cinque emanati dalla riforma, il Codice del Terzo settore è finalmente divenuto legge ma da qui al funzionamento effettivo saranno ancora necessari 20 decreti ministeriali, come ricorda lo stesso Emanuele Rossi, Ordinario di Diritto Costituzionale Scuola Superiore S. Anna di Pisa. 

Nell’excursus condotto durante la conferenza si è messo in risalto l’obiettivo comune della riforma nel dare uniformità agli organismi e le associazioni operanti nell’ambito. Da questo momento in poi, in un solo testo saranno racchiusi tutti gli “Enti del Terzo settore” e le “attività di interesse generale” che dovranno svolgere con i relativi obblighi e vantaggi che lo statuto comporta.

La riforma del terzo settore, infatti, punta a raccogliere tutte le variegate tipologie di organizzazioni denominate “enti del Terzo settore” (Ets) e fornire una definizione comune per i diversi soggetti coinvolti: dalle piccole organizzazioni alle reti nazionali, dalle cooperative sociali agli enti filantropici.

Si tratta per lo più di associazioni, fondazioni o altri enti di carattere privato diverso dalla società, che svolgono una o più attività di interesse generale in forma di azione volontaria o di erogazione gratuita di denaro, beni o servizi, o di mutualità o di produzione o scambio di beni o servizi, accomunati dall’iscrizione al registro unico nazionale del terzo settore (Runts) e che perseguono finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale senza scopo di lucro.

Il primo fra i diversi effetti a lungo termine che troveranno esito nei prossimi mesi riguarda l’abrogazione di diverse normative, tra cui due leggi storiche come quella sul volontariato (266/91) e quella sulle associazioni di promozione sociale (383/2000), oltre che buona parte della “legge sulle Onlus” (460/97). Il secondo, invece, verterà sulle denominazione che dovranno assumere gli Enti del Terzo settore (Ets), venendo raggruppati in sette nuove tipologie: organizzazioni di volontariato (che dovranno aggiungere Odv alla loro denominazione); associazioni di promozione sociale (Aps); imprese sociali (incluse le attuali cooperative sociali, per le quali si rimanda a un decreto legislativo a parte); enti filantropici; reti associative; società di mutuo soccorso; altri enti (associazioni riconosciute e non, fondazioni, enti di carattere privato senza scopo di lucro diversi dalle società).

Restano dunque fuori dal nuovo universo degli Ets, tra gli altri: le amministrazioni pubbliche, le fondazioni di origine bancaria, i partiti, i sindacati, le associazioni professionali, di categoria e di datori di lavoro. Mentre per gli enti religiosi il Codice si applicherà limitatamente alle attività di interesse generale di cui all’esempio successivo.

Infine, come terzo macro-obiettivo vengono definite in un unico elenco riportato all’articolo 5 le “attività di interesse generale per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale” che “in via esclusiva o principale” sono esercitati dagli Enti del Terzo settore. Si tratta di un elenco, dichiaratamente aggiornabile, che “riordina” appunto le attività consuete del non profit (dalla sanità all’assistenza, dall’istruzione all’ambiente) e ne aggiunge alcune emerse negli ultimi anni (housing, agricoltura sociale, legalità, commercio equo ecc.).

Parola chiave di questo periodo di transizione verso l’applicazione della normativa è “pazienza”, aggiunge il Presidente: “Il mondo del volontariato, nella delicata epoca di profonde trasformazioni che stiamo vivendo, deve comunque organizzarsi e orientarsi verso un cambio di rotta che trasformi l’attesa dell’applicazione della riforma in preparazione al completamento della sfida da essa lanciata, attraverso l’applicazione di politiche di innovazione da portare avanti come l’impatto sociale, la co-progettazione, la co-programmazione e il bilancio sociale che aprano nuove opportunità per il futuro”. 

L’invito all’azione non è pertanto rivolto soltanto ai numerosissimi volontari e volontarie che ogni giorno si profondono nelle attività del Centro di Servizio per il Volontariato Etneo ma all’istituzione stessa che per la funzione assorta dovrà porsi sempre di più come facilitatore del percorso evolutivo degli enti del Terzo Settore.


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