L'ultima sfida di Stancanelli: |Approvare il Piano di rientro - Live Sicilia

L’ultima sfida di Stancanelli: |Approvare il Piano di rientro

Scatta da oggi la lunga settimana del consiglio comunale, chiamato ogni sera, fino a venerdì 1 febbraio, a discutere e approvare il Piano di riequilibrio finanziario evitando così il dissesto. In ballo anche il taglio delle municipalità e la tenuta della maggioranza dopo lo tsunami Udc. LEGGI IL DOCUMENTO INTEGRALE

Crisi finanziaria
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CATANIA – Inizia il conto alla rovescia per sapere se la città andrà in dissesto finanziario oppure no. In sette giorni si decideranno le sorti del comune di Catania e dell’intera città, almeno a livello economico. C’è da votare, infatti, il Piano di riequilibrio decennale predisposto dalla ragioneria generale per per poter aderire alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale e alla richiesta di anticipazione delle risorse a valere sul fondo di rotazione, sorto per legge proprio per assicurare stabilità finanziaria agli enti locali. E per farlo, il Consiglio ha appena una settimana: la delibera è stata infatti licenziata dalla Giunta lo scorso 19 gennaio, data in cui sono scattati i 15 giorni utili per la discussione e l’approvazione, che dovrà avvenire entro il 3 febbraio. Questo il motivo per cui da oggi fino a venerdì prossimo il Consiglio è convocatro ogni sera, a partire dalle18,00 con un fitto ordine del giorno.

Insieme al Piano di rientro, infatti, l’assemblea cittadina è chiamata a esprimersi anche sulla delibera di riduzione delle municipalità, nonchè sul nuovo regolamento relativo al decentramento, propedeutica allo stesso piano di riequilibrio, dal momento che, se approvata, porterà nelle casse di Palazzo degli Elefanti un risparemio non indifferente, circa un milione e mezzo di euro ogni anno.

In dettaglio il corposo Piano è articolato su nove “Misure”, associate a specifiche  “Azioni” (33 in tutto) di tagli alle spese o maggiori entrate (LEGGI IL PIANO). Si tratta di sensibili riduzioni alla spesa corrente, una maggiore efficienza della struttura comunale con il blocco del turn over del personale a eccezione di particolari categorie, riduzione dei costi della politica (azione già avviata nelle indennità degli amministratori), riduzione a una sola unità degli esperti e dello staff del sindaco dei tre attualmente previsti, drastico taglio dei fitti passivi attraverso un piano organico di riutilizzo dei beni patrimoniali dell’Ente, riduzione dell’indebitamento passivo, e sul fronte dell’entrata l’obbligatorio aumento ai livelli massimi dei tributi e la prosecuzione del progetto di serrata lotta all’evasione che ha già portato decine di milioni aggiuntivi alle casse comunali. “E’ un piano di grande livello anche da un punto di tecnico – spiega il sindaco Stancanelli- che coniuga vigorose azioni di rigore con alleggerimento dei residui fronti delle enormi passività che abbiamo ereditato. Un impegno che ha riguardato tutta la struttura comunale e in particolare il ragioniere e il direttore generale che hanno curato la complessa opera di previsione e coordinamento delle azioni di risanamento gestionale del Comune per i prossimi dieci anni”.

Da stasera, quindi, parte il tour de force per evitare il dissesto finanziario, anche se sono tante le proteste da parte dei sindacati, cui il documento è stato illustrato prima di approdare in Consiglio, contrari a quanto predisposto dall’amministrazione comunale nel piano di riequilibrio finanziario e preoccupati delle conseguenze che l’approvazione potrebbe comportare per la città. In particolare la Uil per cui l’adesione al fondo di rotazione, “indebiterà di 540 milioni di euro la città per i prossimi 10 anni e produrrà di fatto un commissariamento del Comune ad opera della Corte dei Conti”. “Questa manovra antidissesto – afferma il segretario generale della Uil Fpl, Stefano Passarello – in effetti abbatterà sui cittadini gli stessi, nefasti effetti di un dissesto. Il fondo di rotazione – aggiunge – indebiterà una generazione di catanesi, mentre sarà imposta ai cittadini la più alta aliquota consentita dalla legge per l’aliquota Imu e altre tasse e tariffe. Esattamente, come in caso di dissesto”.

Un allarme lanciato anche dalla Cisl etnea, che ha invitato l’amministrazione a rimodulare il piano tenendo presente altri parametri, in particolare la riduzione dei tributi locali e dei costi della politica, contrasto all’elusione e all’evasione fiscale, riorganizzazione dei servizi comunali, stabilizzazione del personale precario e dalla Cgil che ha espresso preoccupazione che quanto predisposto dal Comune possa abbattersi sulle categorie più deboli, lavoratori epensionati, innescando una spirale di impoverimento che coinvolgerà tutto il tessuto economico della città. I sindacalisti spiegano che “pur nella consapevolezza che la scelta del piano di rientro risulti l’unica via possibile per evitare il dissesto , l’amministrazione comunale dovrà comunque avere riguardo per tutti coloro che soffrono particolarmente la crisi in corso, nonché per gli stessi lavoratori del Comune, i precari e i lavoratori dell’indotto e tra questi le coop sociali e gli asili nido”.


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