Di Vincenzo, confisca confermata| Un tesoro da 280 milioni di euro - Live Sicilia

Di Vincenzo, confisca confermata| Un tesoro da 280 milioni di euro

Confermata in appello la confisca del patrimonio di Pietro Di Vincenzo. L'ex presidente degli industriali e dei costruttori di Caltanissetta avrebbe accumulato il suo patrimonio facendo parte del sistema mafioso che controllava gli appalti.

SENTENZA D'APPELLO
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Pietro Di Vincenzo

Pietro Di Vincenzo, ex presidente di Confindustria Caltanissetta

CALTANISSETTA – Confermata la confisca del patrimonio di Pietro Di Vincenzo. Un tesoro da 280 milioni di euro che l’ex presidente degli industriali e dei costruttori di Caltanissetta avrebbe accumulato facendo parte di un sistema mafioso che controllava gli appalti.

La sentenza è della corte d’Appello di Caltanissetta e riguarda una sfilza di immobili e partecipazioni societarie. Arrestato nel febbraio 2002 con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, Di Vincenzo fu condannato in primo grado e assolto dalla Corte d’appello di Roma nell’aprile del 2008. Alcuni mesi fa, l’imprenditore è stato condannato dal tribunale di Caltanissetta a 10 anni di reclusione per estorsione ai danni dei suoi dipendenti, a cui avrebbe dato meno soldi di quanto risultasse in busta paga.

Nella requisitoria al processo d’appello sulla confisca ora confermata i procuratori generali Roberto Scarpinato e Franca Imbergamo avevano sottolineato la vicinanza di Di Vincenzo con Angelo Siino, il cosiddetto ministro dei Lavori pubblici di Cosa nostra. Grazie alle sue collusioni con Cosa nostra avrebbe ingrossato il suo patrimonio.

Una ricostruzione bollata come falsa dal difensore dell’imprenditore, l’avvocato Gioachino Genchi: “Non c’è una sola sentenza a confermare l’assunto accusatorio della Procura generale che ritiene illegittima la provenienza del patrimonio”. Nel corso della sua arringa difensiva, Genchi aveva aggiunto: “Di Vincenzo pagava il pizzo, ha subito estorsioni. Sicuramente ha dovuto piegarsi ai compromessi e agli accordi che regolano il mondo dell’imprenditoria. Ha pure pagato il pizzo, ma se è stato sottoposto a estorsioni come si può affermare che era vicino alla mafia? Vi risulta che la mafia faccia pagare il pizzo a chi considera amico?”.


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Commenti

    Bene,ma bisogna(secondo me) fare chiarezza fino in fondo con i suoi rapporti politici.

    Non sapevo che Genchi facesse l’avvocato ….mi ero convinto che era un vero combattente a difesa della Costituzione e un altrettanto valido partigiano della Cultura ad ampio spettro Antimafiosa evidentemente e’ naturale che anche l ‘individuo vada incontro alle sue metamorfosi evolutive o involutive se tra l’ altro si convince che ciò che fa e’
    giusto .
    Grazie a Scarpinato ed Imbergamo i cittadini onesti possono continuare a credere che la Giustizia prevale quasi sempre.
    A proposito ..mi piacerebbe che Ingroia diventasse Ministro della Giustizia e Scarpinato Ministro dell’Interno …..si renderebbe giustizia a tutti i martiri di mafia che sono caduti insieme a Borsellino, Don Puglisi e Falcone.

    @Salvatore
    anche Lei è da annoverare tra gli straordinari proseliti dell’ortodossia antimafia e giustizialista -meritevole di un ruolo da comparsa nel teatro dell’assurdo delle tante, per il vero troppe, gratuite esternazioni che comunque ineriscono le paradossali vicende processuali dell’ing. Pietro Di Vincenzo- e come tanti, non si sa poi da quale pulpito, pronto a predicare sulla “nuova vita garantista” dell’avv. Gioacchino Genchi.
    Mi domando e Le domando: ma lei ha idea di chi sia, cosa faccia e cosa abbia fatto nella sua vita professionale Gioacchino Genchi? Ha esatta conoscenza, non de-relato, bensì nello specifico, anche di uno solo degli gli atti processuali che lo stesso Gioacchino Genchi ha posto all’evidenza della Corte d’Appello di Caltanissetta, a seguito dell’accettazione dell’incarico di difensore unico dell’ing. Pietro Di Vincenzo, peraltro ad istruttoria dibattimentale già chiusa?
    Le sue apodittiche affermazioni circa le “metamorfosi” evolutive dell’avv. Genchi, con le correlate accezioni negative che ha inteso apertamente evocare, sono pari al ritenere che il Sommo Pontefice possa, improvvisamente, abbracciare la religione del profeta Mahometto. Giammai ciò avvenisse, ovviamente Sua Santità necessiterebbe di un trattamento sanitario obbligatorio!
    Ora, è davvero ridicolo e per il vero assai preoccupante il perverso metodo integralista finalizzato ad instillare il dubbio circa la correttezza, per non dire la legittimità, delle condotte dell’avv. Gioacchino Genchi e delle sue scelte professionali riguardo codeste peculiari ed aberranti vicende processuali, oggetto di una sentenza di confisca che verrà, ovviamente, sottoposta al vaglio di legittimità da parte della Corte di Cassazione. Mi ripeterò ma emerge nuovamente un messaggio preoccupante, quasi un monito – o forse sarebbe meglio dire un “avvertimento” – alla pecorella smarrita Genchi: ritorna nei corretti ranghi o rischi di bruciarti! E mi chiedo, la difesa, diritto costituzionalmente garantito a ciascun individuo, nessuno escluso, in uno con l’accusa, non dovrebbe servire ad acclarare la verità nel processo?

    Ah…gli imprenditori “veri”…! Ma come si possono accumulare cifre simili lavorando onestamente ?

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